AL CINEMA: Resident Evil: Afterlife

RESIDENT EVIL: AFTERLIFE di Paul W. S. Anderson. Con Milla Jovovitch, Ali Larter, Wentworth Miller, Shawn Roberts. GB, Germania, USA, 2010. Horror.

Sequel di Resident Evil: Extinction di Russell Mulcahy, Resident Evil: Afterlife è il quarto film tratto dalla saga di videogame della Capcom. Il mondo è ormai totalmente contaminato dal Virus T della Umbrella: a Tokyo, il presidente della multinazionale, Albert Wesker, monitora la situazione in superficie da un bunker sotterraneo. Quando Alice, accompagnata dai suoi cloni, irrompe nel rifugio, distruggendolo, Wesker riesce ad uccidere tutte le copie ed a togliere all’originale i suoi poteri. Sola e ridotta a semplice essere umano, Alice si mette sulle tracce di K-Mart e degli altri sopravvissuti, che si erano diretti ad Arcadia, un luogo in Alaska che si dice essere libero da contaminazione. Giunta sul posto, Alice trova solo Claire Redfield, senza memoria, ma nessuna traccia degli altri…

Dopo la parabola discendente di Apocalypse e Extinction, la Constantin Films decide di tornare sui propri passi e richiama alla regia Anderson, autore del primo episodi della serie. La scelta sembra essere stata adeguata: lungi dal risollevare tutto il franchise, irrimediabilmente compromesso, Anderson firma comunque un film superiore ai due episodi precedenti. Il primo passo di Anderson è riportare la protagonista Alice ad una situazione più credibile, depotenziandola ed eliminando gli elementi da superdonna che, eccessivamente insistiti nei film precedenti, l’avevano resa un personaggio piatto e surreale. Mutuando elementi da Resident Evil: Code Veronica e, soprattutto, da Resident Evil 5, senza risparmiarsi in citazioni da Romero (Zombi in particolare), Anderson torna ad un horror più genuino, arricchito da scene realmente claustrofobiche, come quelle sotterranee, ed altre di pura adrenalina. Nonostante le new entry (fra cui il protagonista principale della saga videoludica, Chris Redfield, interpretato dalla star di Prison Break Wentworth Miller), la scena stavolta è tutta per l’affascinante e cattivissimo Albert Wesker, portato sullo schermo stavolta da Shawn Roberts, ben più adatto del precedente O’Mara. Per accentuare ulteriormente la spettacolarizzazione, Anderson impiega il 3D Fusion Camera System che Cameron aveva creato per Avatar, inserendo un 3D decisamente efficace, con panoramiche mozzafiato che sfruttano al meglio l’effetto profondità ed effetti da luna park che in un film del genere non guastano di certo (gli shuriken di Alice o l’ascia dell’Executioner Majini lanciati contro lo schermo sono da antologia). Purtroppo, una retorica visiva francamente eccessiva (insostenibile l’abuso del ralenty, vera piaga di certo action contemporaneo) e dialoghi a tratti imbarazzanti fanno ancora rimpiangere il primo Resident Evil, ma, se si confronta Afterlife con i lavori senza Anderson, il commento non può che essere positivo. Cameo di Sienna Guillory, che torna nei panni, abbandonati dopo Apocalypse, di Jill Valentine.

TITOLO ORIGINALE: Resident Evil: Afterlife

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