AL CINEMA: Inception

INCEPTION di Christopher Nolan. Con Leonardo Di Caprio, Ken Watanabe, Ellen Paige, Joseph Gordon-Levitt. GB, USA, 2010. Fantascienza.

Settimo film di Christopher Nolan, Inception è stato ideato dal regista nel 2002. Dom Cobb è un Estrattore, un ladro specializzato nel penetrare nei sogni delle sue vittime per rubare loro segreti. Quando, durante una missione, l’enigmatico Saito riesce a smascherarlo, facendolo così licenziare dall’agenzia in cui lavora, Cobb riceve una proposta di lavoro proprio dal giapponese: il ladro dovrà formare una squadra, invece che per estrarre informazioni, per inserire nel subconscio di Robert Michael Fischer, giovane ereditiero, l’idea di smembrare l’impero economico del padre. L’impresa è fra le più difficili, ma Cobb accetta, ricevendo, come promessa di compenso, la possibilità di tornare a casa dai suoi figli, che non vedono il padre da due anni, ovvero da quando è stato costretto all’esilio…

Forse Christopher Nolan non è il nuovo Kubrick, come molti l’hanno acclamato, ma decisamente non è un regista minore, e si sta imponendo sempre più come Autore. Inception è un progetto che Nolan covava da otto anni, e che ha potuto vedere la luce solo in seguito al successo de Il Cavaliere Oscuro. La sceneggiatura originale era quella di un film horror, ma durante lo sviluppo la pellicola ha virato sempre più su toni da thriller fantascientifico modello Blade Runner, ampliamente citato nel film. Quello che colpisce, di Inception, è la maestria con cui Nolan interseca fra di sé i vari livelli di (ir)realtà presenti, in un continuo gioco di scatole cinesi e di rimandi che confondono lo spettatore fino a ridurlo al livello di confusione esistenziale del protagonista, splendidamente interpretato da Di Caprio. Inception è, sì, un film sui sogni, sulle dinamiche oniriche, con qualche rimembranza psicanalitica e molti riferimenti alla cultura del ‘900 e precedente, ma è soprattutto un film sull’esistenza, sul vivere nel mondo, che si interroga sul significato di realtà, sull’impossibilità di stabilire il reale basandosi esclusivamente sui propri sensi e le proprie esperienze. Da bravo intellettuale, Nolan accumulan riferimenti culturali più  o meno palesi: molte scene (stupefacenti gli effetti visivi, in gran parte “artigianali”) ricalcano le opere di Escher, alcune regole degli Estrattori derivano direttamente dalle teorie di Freud e Jung, ed il nome della maggior parte dei protagonisti è un nome “parlante” (“Cobb”, in sanscrito, significa “sogno”; il personaggio di Ellen Page, che costruisce i sogni come labirinti di figure impossibili, si chiama come l’Arianna della mitologia greca; Cillian Murphy si chiama come il campione di scacchi Bobby Fischer; il falsario Eames, che costruisce sogni e personaggi, ha il nome degli architetti Charles e Ray Eames), ma non cade mai nella tentazione dell’eccessiva presunzione, e si tiene stretto il pubblico con scene d’azione notevoli, appassionanti, adrenaliniche, caratterizzate da un sonoro strepitoso che aumenta il realismo di ogni sequenza, perfino quelle oniriche. Nolan non si accontenta di realizzare un bell’involucro e, in Inception come nei suoi film precedenti, cerca un senso allo spettacolo, lo subordina alla trama (sembra che abbia rifiutato di usare il 3D proprio perché questo avrebbe distratto lo spettatore dalla storia), e porta quindi il pubblico all’interno della mente di Cobb, fra le sue paure, i suoi rimorsi, i suoi scheletri nell’armadio, costringendo ad una scomoda introspezione chiunque sappia andare al di là del puro intrattenimento. Un film di classe, intelligente, pensato, complicato ma coerente, con un intreccio come non se ne vedevano da tempo ed un’attenzione ai dettagli magistrale: come detto sopra, non certo Kubrick, ma la Hollywood commerciale e venduta è ben lontana.

TITOLO ORIGINALE: Inception

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