STEEL, 22.55: Darkness

DARKNESS di Jaume Balagueró. Con Anna Paquin, Iain Glen, Lena Olin, Stephan Enquist. Spagna, USA, 2002. Horror.

Quarto film di Jaume Balagueró, Darkness ha vinto due Barcelona Film Awards ed ha ricevuto nominations ai Goya, al Fantasporto ed ai Sitges – Catalonian International Film Awards. Regina si è trasferita con la sua famiglia dagli Stati Uniti nel paese natale del padre, la Spagna. Qui i suoi hanno comprato una bella casa in campagna, piuttosto isolata ma comoda per gli spostamenti in città. La casa, però, ha una strana influenza su tutti i membri della famiglia: il padre Marco ricomincia a soffrire di disturbi della personalità legati all’Huntington, malattia latente che aveva dato problemi in passato; la madre, Maria, diventa sempre più aggressiva e violenta nei confronti della figlia; e Paul, il figlio più piccolo, è ossessionato da visioni di bambini che girano per casa e gli parlano, e ogni mattina si ritrova coperto di brutti lividi. Regina prova ad avvertire la famiglia, ma potrebbe essere troppo tardi…

Balagueró è uno dei registi horror più conosciuti anche all’estero, grazie specialmente al suo maggior successo, [REC]. Con Darkness Balagueró comincia ad estendere la propria fama negli States, grazie alla collaborazione della Miramax americana, ma si rivolge ancora ad un pubblico ristretto, quasi di nicchia, quello dei lettori di Lovecraft appassionati di racconti dell’occulto e patiti di certo horror misticheggiante. Di qui, la complessa simbologia del film, che si riallaccia alle tradizioni escatologiche dell’Antico Egitto, col serpente Apophis, che simboleggia il caos, che si unisce al diavolo della tradizioni ebraico-cristiana ed all’Ouroboros di quella greca, che letteralmente avvolge tutta la pellicola nelle sue spire, in senso materiale (i serpenti intrecciati trovati un po’ dappertutto nella casa stregata) e figurato (l’elemento di Apophis è l’acqua, e nel film, da un certo punto in poi, la pioggia è un elemento fisso). Darkness vorrebbe quindi essere un horror colto, saldo nelle proprie radici, ed in un certo senso riesce nell’intento; dove fallisce completamente è nella gestione del ritmo, delle tempistiche, della tensione: procedendo con una noia statica e vuota fin quasi alla fine, il film concentra tutta la suspense negli ultimi venti minuti, dando uno spiacevole senso di discontinuità e concludendo, a conti fatti, davvero poco. Il procedere dei giorni scandito da brusche scritte in sovrimpressione, modello Shining o Amytiville Horror, dà solo frammentarietà alla trama, senza effettivamente dare l’idea di un crescendo di follia e orrore che avrebbe dovuto essere l’obiettivo principale. Buono il cast, con un Giancarlo Giannini inaspettatamente inquietante, ma la sceneggiatura è troppo debole per poter essere salvata dalla sola recitazione. Effetti speciali interessanti, ma poco sfruttati, storia colta, ma noiosa, regia esperta, ma mai personale: Darkness finisce con l’essere una frustrante collezione di occasioni sprecate.

TITOLO ORIGINALE: Darkness

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