AL CINEMA: Una sconfinata giovinezza

UNA SCONFINATA GIOVINEZZA di Pupi Avati. Con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Lino Capolicchio, Serena Grandi. Italia, 2010. Drammatico.

Escluso dalla 67° Mostra del Cinema di Venezia, Una sconfinata giovinezza è il terzo film consecutivo che vede insieme Avati e Francesca Neri. Lino Settembre, affermato giornalista sportivo, vive serenamente assieme all’amatissima moglie Chicca, professoressa universitaria. I due non hanno figli, ma l’amore che nutrono l’uno per l’altro è sufficiente a mantenere viva la relazione. Il loro matrimonio è però fortemente scosso quando Lino comincia a dare le prime avvisaglie del morbo di Alzheimer: in breve tempo, la vita della coppia è sconvolta dalle crisi di memoria di lui, dai lampi di aggressività, dalle depressioni, ed infine dalla regressione infantile dell’ultimo stadio della malattia. Per quanto le condizioni del marito siano gravi, Chicca non si rassegna ad abbandonarlo, e sceglie di restare con lui…

Che un film come Una sconfinata giovinezza venga snobbato dal festival cinematografico più prestigioso d’Italia, la dice lunga sulle politiche adottate dalla commissione organizzativa. L’ultimo lavoro di Avati è probabilmente uno dei suoi più riusciti, commovente, struggente, ammantato da una tenerezza, questa sì, sconfinata. Da ottimo narratore qual è, Avati riesce a descrivere una malattia terribile come l’Alzheimer con una delicatezza ineguagliabile, senza sensazionalismi o morbosità, senza pietismi né facilli lacrime: semplicemente il Dolore, quello di una coppia, che perde se stessa. Anche in una situazione del genere, però, riesce ad inserirsi una speranza, quasi una piccola gratificazione: il recupero di un’infanzia perduta e mai abbastanza rimpianta, il ritorno del “fanciullino interiore” abbandonato nella vita adulta (non a caso, un libro di Pascoli fa la sua apparizione sul treno che riporta Lino al paese della giovinezza, sempre l’Appennino bolognese caro ad Avati). La regressione all’infanzia è uno spiraglio, una possibilità di felicità per chi, perdendo la vita presente, rimane ricco di ricordi ed esperienze di una passata che, come già in Una gita scolastica, è pronta a riaccoglierlo come una patria per tanto tempo lontana. Fabrizio Bentivoglio è un protagonista eccezionale, un Nino umanissimo, vivo, che accompagna con sé il pubblico nell’attraversamento delle varie fasi della malattia, fra l’angoscia di sentirsi privati del controllo del proprio corpo e della propria mente e la ritrovata serenità e spensieratezza dell’infanzia; Francesca Neri, splendida e monumentale nel dolore di una moglie che sceglie di rimanere al fianco del marito letteralmente “in salute e in malattia”, regala una delle sue interpretazioni più toccanti ed efficaci. Le ambientazioni usate precedentemente per i “thriller padani” vengono, in Una sconfinata giovinezza, reinventati come luogo della serenità, della vera felicità, un Eden perduto il cui ritorno è necessario quanto inconscio, fino alla rivelazione data dalla malattia. Un film eccezionale, a tratti angosciante, coinvolgente e romantico, straziante nel suo dolore ma sempre proteso verso una speranza che non muore mai. Avati, al suo meglio, ci regala un gioiello da non dimenticare.

TITOLO ORIGINALE: Una sconfinata giovinezza

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