ITALIA 1, 21.10: Rocky IV

ROCKY IV di Sylvester Stallone. Con Sylvester Stallone, Dolph Lundgren, Carl Weathers, Talia Shire. USA, 1985. Drammatico.

Sequel di Rocky III di Sylvester Stallone, Rocky IV ha vinto cinque Razzie Awards ed ha ricevuto una nomination ad altri quattro, ed ha vinto un Golden Screen ed un Marshall Trophy. Rocky Balboa ha riconquistato la sua popolarità dopo aver sconfitto Clubber Lang, ma una nuova sfida arriva stavolta dall’Unione Sovietica: Ivan Drago, campione russo, sfida la boxe americana. Ferito nell’orgoglio, Apollo Creed accetta la sfida, anche se l’amico Rocky lo sconsiglia. Durante il match, il brutale e potentissimo Drago uccide sul ring Apollo e rinnova la sua sfida al “vero” campione. Deciso a vendicare l’amico, Rocky accetta e ricomincia ad allenarsi duramente, in vista di un incontro che non sarà solo un match di pugilato, ma una sfida fra USA e URSS, in cui sarà in ballo l’orgoglio nazionale come quello personale.

Curioso come Rocky IV sia stato il capitolo della saga che in America ha incassato di più, oltre ad essere considerato unanimemente come il sequel più riuscito. Sly è in pieno periodo reaganiano, intriso di nazionalismo e bellicosità contro “L’Impero del Male”, come Reagan aveva identificato l’Unione Sovietica. Inevitabile che un simbolo dell’ “American way of life” come Rocky si faccia portatore della nuova tendenza anti-sovietica. Il gioco è presto fatto: basta introdurre una nuova nemesi, un colossale Golia russo interpretato dal granitico Dolph Lundgren (che durante le riprese, su richiesta del regista, colpì seriamente Stallone e lo mandò per quasi una settimana in terapia intensiva), un titano che si presta ad allenamenti avvenieristici e cure steroidali, in contrapposizione alla genuinità ed alla “vecchia maniera” di cui l’allenamento montano di Rocky è intriso. L’uccisione di Apollo Creed, personaggio storico della serie, interpretato sempre da Carl Weathers, contribuisce non poco all’identificazione di Drago con Il Male, un’inarrestabile macchina per uccidere da fermare a qualsiasi costo. In Rocky IV ogni pretesto di sportività viene bruscamente accantonato, con l’ultimo match che somiglia più ad una rissa da strada che ad un vero incontro di pugilato, regole ignorate, brutalità alle stelle, fino a che l’eroe, vittorioso, non riceve come mantello la bandiera a stelle e strisce in commemorazione della sua vittoria sull’atleta, ed il paese, nemico. Una retorica nazionalista ancora più insistita che nel terzo episodio, una carica patriottica che si tramuta in odio per il Nemico, fonte assoluta del Male, appena smorzato dal monologo finale, decisamente incoerente, di Rocky sulla necessità della pace fra USA e URSS. Un trionfo di propaganda e populismo, che consacra la creatura più famosa di Stallone a vero e proprio nipote dello zio Sam: il sogno americano che sfocia senza soluzione di continuità nella Guerra Fredda.

TITOLO ORIGINALE: Rocky IV

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