ITALIA 1, 21.10: Rocky V

ROCKY V di John G. Avildsen. Con Sylvester Stallone, Tommy Morrison, Talia Shire, Richard Grant. USA, 1990. Drammatico.

Sequel di Rocky IV di Sylvester Stallone, Rocky V ha ricevuto sette nomiations ai Razzie Awards ed una ai Young Artists Awards. In seguito allo scontro con Ivan Drago, che pure lo ha visto vittorioso, Rocky Balboa ha riportato lesioni talmente gravi da costringerlo al ritiro dal ring. Il cognato Paulie, però, ha incautamente affidato il patrimonio di Rocky ad un disonesto amministratore, che ha dilapidato la fortuna del pugile. Costretto a tornare a vivere nello squallido quartiere in cui è cresciuto, Rocky decide di non rinunciare del tutto alla boxe e prende il posto che era stato di Mickey, il suo mentore, cominciando ad allenare giovani pugili. Proprio in palestra l’ex campione del mondo conosce Tommy Gunn, promettente quanto arrogante esordiente, che Rocky decide di prendere sotto la sua ala…

Dopo la parentesi Stallone, la regia della saga del pugile più famoso del mondo torna ad Avildsen, che nel ’76 aveva diretto il primo Rocky. Ormai al quinto episodio, il personaggio comincia a dare segni di stanchezza, e Stallone, solo sceneggiatore, pensa bene di ritirarlo dal ring e di provare a rinnovare la formula. Il risultato, tutto sommato, è pregevole: Rocky V è incentrato quasi interamente sullo scontro interiore, personale del pugile, tornato alla condizione originale di povero spiantato che deve lottare per sopravvivere, in un solo apparente ribaltamento dell’American Dream che trova invece nuove occasioni per manifestarsi nuovamente. Il confronto generazionale col “Machine” Gunn di Tommy Morrison non sempre è efficace, e spesso la retorica degli scontri, verbali e fisici, fra i due porta la narrazione fin troppo sopra le righe, in alterchi studiati a tavolino che, se perdono di credibilità, fanno comunque scena all’interno di un approfondimento psicologico di cui il personaggio aveva bisogno da almeno una decina d’anni. Stallone, come al solito, infarcisce di nazionalismo, ottimismo e speranza il suo Rocky, paladino dell’America ideale di un popolo che, per la strada, non esiste più da un secolo, ma l’ingenuità di alcune idee non può che trovare simpatia fra il pubblico, specie quello europeo, decisamente meno smaliziato dello statunitense. Fra flashback e rimpianti, ricordi e spinte verso il futuro, Rocky V ha come punto di forza l’umiltà di riconoscere la fine di un’era e la necessità di un rinnovo. Per la terza volta nella saga, il personaggio di Rocky muore nella prima stesura della sceneggiatura, ma viene salvato in extremis dalla produzione, stavolta perfino contro il volere dello stesso Stallone, che vedeva nella consegna del testimone e conseguente ritiro dal ring la fine di Balboa. Il mercato, però, non conosce ragione, ed i personaggi redditizzi sono (quasi) sempre immortali.

TITOLO ORIGINALE: Rocky V

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