ITALIA 1, 04.00: …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà

…E TU VIVRAI NEL TERRORE! L’ALDILÀ di Lucio Fulci. Con Katherine MacColl, Sarah Keller, David Warbeck, Antoine Saint-John. Italia, 1981. Horror.

Parte dell’ideale Trlogia della morte, …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà è stato presentato in versione restaurata al Festival di Venezia del 2004. 1927, Louisiana: il pittore Zweick viene massacrato nella sua camera d’albergo per sospetta stregoneria. 1981: Liza Merril, newyorkese, eredita l’hotel Sette Porte, senza conoscerne la macabra storia. In seguito a strani fenomeni, come il campanello della stanza del pittore che si attiva da solo, la ragazza comincia ad indagare sul posto assieme al medico John McCabe, conosciuto in seguito ad uno degli incidenti. Le ricerche dei due li portano a Zweick, ed in particolare al suo vecchio libro, Eibon, un manoscritto di magia nera secondo il quale l’albergo è stato costruito su una delle sette porte dell’Inferno. Da quel momento, la vita di Liza si trasformerà in un incubo continuo.

Considerato all’unanimità il capolavoro di Lucio Fulci, …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà è diventato da subito un cult per gli appassionati del genere, che l’hanno considerato una summa della poetica fulciana. Poetica che, a conti fatti, si riduce alla sola estetica. Lucio Fulci dimostra di essere un regista visionario, capace di intuizioni notevoli sul piano dell’immaginario e di bilanciare senza particolari esagerazioni gore e suspense. Le atmosfere, in particolare, sono curate nel dettaglio: le continue apparizioni di Sarah Keller, inquietante spettro cieco dagli occhi perlacei, sono decisamente più efficaci delle varie esportazioni di bulbi oculari o simili smembramenti. Il problema sta tutto nella coerenza narrativa, completamente ignorata, e della sensatezza della trama in genere: fra sfondoni e non-sense, espedienti più o meno credibili ed altri assolutamente incomprensibili (per essere un fantasma, la Keller sanguina fin troppo copiosamente), …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà si slega da qualsiasi narrazione strutturata, ma anche da qualsiasi possibile destrutturalizzazione, a conti fatti rinunciando alla narrazione in toto. Ciò che interessa Fulci, sembra, è esclusivamente l’impatto visivo, e su quello si concentra: il resto è bellamente tralasciato. Il film è infarcito di omaggi e citazioni: il libro di Eibon faceva la sua apparizione sulle pagine di Lovecraft e Clark Ashton Smith, mentre l’albergo costruito su una delle porte dell’Inferno deriva direttamente da Inferno di Dario Argento; di Argento si ricorda anche l’attacco del cane al padrone presente in Suspiria, in cui stavolta, però, la vittima sbranata dalla bestia dovrebbe teoricamente essere già morta; il liquido rosa dell’obitorio è probabilmente un omaggio a Blob – Il fluido che uccide di Irvin S. Yeaworth Jr., e si fa più di una strizzata d’occhi a Romero nella sequenza finale all’ospedale; infine, immancabili le autocitazioni, in particolare da Non si sevizia un paperino (il pittore massacrato a colpi di catene) e Zombi 2 (la reiterata e già citata esportazione di occhi). Senza nulla togliere allo stato di cult, è comunque necessario ammettere che, per chiunque non sia un appassionato del genere, o più nel particolare di Fulci, …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà è quasi inguardabile, una sequenza sconclusionata di scene, sì, d’effetto, ma che, slegate completamente da qualsiasi senso narrativo, diventa alla lunga noiosa e ripetitiva. Per anni si è vociferato di un sequel, Beyond the beyond, con i due protagonisti che raccolgono il testimone di Emily e diventano i nuovi custodi della porta: fortunatamente, se ne sono perse le tracce.

TITOLO ORIGINALE: …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà

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7 Comments

  1. confesso, non sono mai stato un grande ammiratore di fulci, a mio parere eccessivamente sopravvalutato in un'epoca, quella di oggi, in cui il cinema di serie b tende ad essere rivalutato forse troppo. Certo, il cinema di genere ha il suo fascino (e meno male che lo si sta rivalutando, grazie anche all'apporto di registi come Tarantino), però io in Fulci non ho mai visto nè un grande stile nè una grande coerenza narrativa.

  2. Su questo siamo pienamente d'accordo: una cosa è riscoprire Bava, un altra consacrare Fulci a maestro del cinema…temo che fra una trentina d'anni Boldi & De Sica saranno incoronati a maestri della commedia all'italiana…

      1. Perfettamente d’accordo, ma questo non diminuisce i numeri che fanno ogni anno ai botteghini (elemento che non aumenta la mia decrescente fiducia nel genere umano, ma bisogna pur tenerne conto).

      2. Tranquillo, sono quelli della loro generazione a guardare ancora quelle boiate. Quando un giorno non ci saranno più, il problema non si porrà. E se proprio lo Stato vorrà divertirsi a sperperare soldi pubblici per finanziare dei film magari riusciranno a darli a qualcuno che i film li saprà fare…

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