PREMIUM CINEMA, 21.00: Seven

SEVEN di David Fincher. Con Brad Pitt, Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey. USA, 1995. Thriller.

Secondo film di David Fincher, Seven ha vinto diciannove premi internazionali ed ha ricevuto diciotto nominations, una delle quali agli Oscar (Miglior Montaggio). William Somerset è un vecchio detective ad una settimana dal pensionamento, che riceve dal capo della polizia la richiesta di affiancare durante il suo primo caso David Mills, giovane detective che sarà il suo sostituto. Somerset dovrebbe insegnare a Mills quello che sa, ma il caso che si aspetta ad affrontare è diverso da qualsiasi altro in cui si sia mai imbattuto: una serie di delitti brutali, tutti caratterizzati da un modus operandi diverso, viene fatto risalire allo stesso killer una volta individuata la traccia tematica. L’assassino, infatti, uccide chi secondo lui si è macchiato di uno dei sette vizi capitali: per Somerset e Mills comincia una caccia all’uomo senza esclusione di colpi, tentando di risolvere gli enigmi lasciati dal killer per impedirgli di uccidere ancora.

David Fincher si era già fatto conoscere al grande pubblico col suo film d’esordio, il non brillantissimo Alien³  con Sigourney Weaver. Con Seven, Fincher si lancia su un genere consolidato come quello del thriller urbano, con a propria disposizione un cast all star ed un budget di tutto rispetto. Quello che inizia sui binari arcinoti e risaputi dell’assetto “poliziotti vs serial killer”, si rivela invece essere un sorprendente quanto atipico giallo con più di una tinta horror. L’assassino (un incredibilmente inquietante Kevin Spacey, che chiese di non avere il proprio nome sui titoli di testa per non dare nessun possibile indizio sul volto del killer) non viene mai mostrato in azione, ma resta sempre un passo avanti alla polizia ed al pubblico con lei; i due protagonisti (bravo Pitt, splendido Freeman) sono ben delineati e caratterizzati e l’interazione fra di loro funziona come una macchina ad orologeria, almeno fino all’inaspettato e dolorosissimo finale, un vero pugno allo stomaco inferto allo spettatore. La città (mai nominata, tanto che larga parte del pubblico si è convinta trattarsi della Gotham City di Batman) è vera e propria coprotagonista, con i suoi toni cupi, la violenza che si respira assieme alla pioggia, atmosfere hard boiled che preludono ad una violenza efferata quanto spietata. John Doe vorrebbe essere un giustiziere, un profeta della moralità in una città votata al vizio, ma per combattere il peccato diventa un mostro insaziabile, tanto più pericoloso quanto più è convinto della giusta causa che persegue: è la città che lo ha creato, così come ha fortificato e reso saggio il vecchio Somerset; l’unico esterno ad essa, Mills, si trova da subito nella situazione di adattarsi o morire, evolversi od essere distrutto da una follia dilagante ed endemica. Atmosfere sapientemente dosate, un gore mai invadente e sempre strumentale alla resa della storia, una sceneggiatura, firmata Andrew Kevin Walter (autore anche del soggetto), rifinita nei minimi dettagli, colta e puntuale. Qualche difetto nella versione italiana (per ragioni di senso, molti dialoghi sono stati cambiati, come con il Delitto e castigo di Dostoevskij sostituito al ben più efficace Of human bondage di Maughan), ma l’anima nera dell’opera, fortunatamente, rimane intatta. Un piccolo capolavoro di genere.

TITOLO ORIGINALE: Seven

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