ITALIA 1, 23.45: La leggenda di Beowulf

LA LEGGENDA DI BEOWULF di Robert Zemeckis. Con (voci) Ray Winstone, Anthony Hopkins, Brendan Gleeson, Angelina Jolie. GB, USA, 2007. Animazione.

Tratto dal poema epico Beowulf, La leggenda di Beowulf ha ricevuto dodici nominations a vari premi internazionali, di cui due ai Saturn Awards. Le terre danesi, governate dal re Hrothgar, sono terrorizzate dal mostro Grendel, che fa strage di uomini ed armenti. Rispondendo all’appello del sovrano, giunge in Danimarca il guerriero Beowulf, leggendario combattente dei Geati, che ha fama di essere un esperto cacciatore di mostri. A corte, Beowulf non è bene accolto, ma saprà conquistarsi la fiducia degli ospiti una volta sconfitto in combattimento Grendel. Questo, però, non è che l’inizio: il mostro aveva una madre, ancora più terrificante, e lo scontro con lei si rivelerà essere ben più arduo…

Neil Gaiman e Roger Avary avevano scritto un adattamento del più antico poema in lingua inglese già nel 1997, dopo essersi conosciuti durante i lavori sul cancellato Sandman. Il progetto è rimasto sepolto e dimenticato fino a che non è caduto sotto gli occhi di Zemeckis, che ha colto l’occasione per perfezionare la tecnica di performance capture già utilizzata in Polar Express e Monster House. Il risultato può risultare interessante da un punto di vista prettamente grafico, ma è indubbiamente deludente. La performance capture funziona egregiamente sui protagonisti, tanto che i personaggi principali sembrano a tratti ripresi in live action piuttosto che digitalizzati; nelle scene di massa, però, affiorano prepotenti ed ingombranti le lacune del processo, con un Beowulf assolutamente realistico in primo piano, mentre sullo sfondo si affacciano decine di personaggi decisamente meno curati con un look grafico che raggiunge al massimo i livelli di Shrek, dando un senso di discontinuità a tratti irritanti. Il testo di Gaiman ed Avery apporta modifiche narrative e concettuali a quello originale dell’VIII secolo, aggiungendo una serie di metafore sessuali più o meno esplicite, risvolti da telenovela ed aggiornando le tematiche in modo che siano bene accolte anche da un pubblico moderno, finendo però con l’eliminare il senso stesso dell’epica, trasformando lo statuario Beowulf in un vanesio ed egocentrico principe viziato che ripete il proprio nome fino allo spasimo per essere certo che venga ricordato, mutando il vecchio e saggio Hrothgar in un ubriacone donnaiolo che ha perso il valore di un tempo ed allargando notevolmente il ruolo della madre di Grendel, da mostro sanguinario a seducente tentatrice che rinnova, generazione dopo generazione, patti di sangue con i regnanti danesi. La leggenda di Beowulf ha il vizio non indifferente di sacrificare la sostanza alla forma, di cercare il perfezionamento tecnico a discapito dell’anima, risultando in un freddo trattato di pseudo-psichiatria freudiana ambientata in un non meglio specificato medioevo da favola che vorrebbe rimandare ad Excalibur ma che finisce col crollare su se stesso. Un’occasione decisamente sprecata.

TITOLO ORIGINALE: Beowulf

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