RAI4, 21.10: Into the Wild – Nelle terre selvagge

INTO THE WILD – NELLE TERRE SELVAGGE di Sean Penn. Con Emile Hirsch, William Hurt, Marcia Gay Harden, Jena Malone. USA, 2007. Drammatico.

Tratto dal romanzo Nelle terre estreme di John Krakauer, Into the Wild – Nelle terre selvagge ha vinto tredici premi internazionali ed ha ricevuto trentotto nominations, due delle quali agli Oscar. Atlanta, 1990: Christopher McCandless è un giovane neolaureato, brillante, con un futuro ad Harvard ed una famiglia ricca alle spalle. All’inizio dell’estate, dopo la laurea, semplicemente, Chris molla tutto: dà tutti i suoi risparmi in beneficenza, abbandona l’auto, lascia la famiglia, e si mette in cammino per tutto il continente, fino ad arrivare in Alaska, la terra dei suoi sogni. Lungo il suo cammino Chris, ribattezzatosi Alexander Supetramp, incontra una coppia di hippie, due turisti danesi, un gruppo di braccianti agricoli, un anziano reduce che vive solo, ed ognuno di loro avrà qualcosa da insegnargli.

Sean Penn ha sempre avuto un debole per i personaggi estremi, da attore come da regista. Logico, quindi, che si sia trovato affascinato da una figura come quella di Christopher McCandless, il giovane della West Virginia sulla cui vita è basato il romanzo di Krakauer. Into the Wild – Nelle terre selvagge è un racconto di formazione ed un road movie, un film intimista ed un film d’avventura. Per chi si aspetta un’esplosione vitalistico-dionisiaca alla Nietzsche con un’esaltazione della vita primordiale, istintuale, naturale, è pronta una delusione: Into the Wild narra, sì, del rapporto dell’uomo con la natura, ma solo in cornice, sullo sfondo di un rapporto ben più fondamentale, quello con se stessi. Citando Thoreau, McCandless (ottimamente interpretato da Hirsch) afferma di volere la Verità e nient’altro: ecco allora che si scrolla di dosso tutte le sovrastrutture che gliel’hanno allontanata, dalla microsocietà familiare alla macrocomunità umana, per avviare un cammino che è in primo luogo diretto al centro di se stesso, una ricerca d’identità lontana da tutto ciò che possa sovrastare, col proprio rumore, il sussurro di una voce interiore. Non è egoismo, quello di Chris: un egoista, per definizione, pensa a se stesso, e non è possibile farlo quando non non si sa chi sia questo “se stesso”; la sua, quindi, è una fuga per l’avventura e la conoscenza, la ricerca della saggezza ultima. E dopo aver fuggito qualsiasi rapporto potesse trasformarsi in legame, da quello con la ragazza hippie Tracy a quello con il vecchio reduce Ron Franz, Chris scopre di aver sbagliato impostazione, che l’unica, vera realizzazione personale l’uomo può raggiungerla in compagnia dei propri simili, una consapevolezza, però, nata proprio dalla solitudine. L’ermitismo, quindi, è propedeutico alla vera vita comunitaria, le dà valore e significato. E le parole del vecchio Franz, uno dei migliori e più toccanti personaggi della pellicola, accompagnano nella loro realizzazione gli ultimi momenti di Chris: un perdono che è amore, un amore che è Luce. Con un occhio sull’America più vicino al Lynch di Una storia vera che non a Kerouac, Sean Penn traccia la vita di un ragazzo che chiaramente ammira, con una passione ed una maestria davvero uniche, attento sempre a catturare la maestosità dei paesaggi che hanno avuto la forza di aprire a Chris la strada verso se stesso. Sebbene con qualche lungaggine di troppo, Into the Wild – Nelle terre selvagge è un grande film, potente, spiazzante.

TITOLO ORIGINALE: Into the Wild

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1 Comment

  1. Straordinario, senza se e senza ma. Sean penn è davvero un cineasta grandissimo, e questo film riesce allo stesso tempo ad essere dolce e crudo, triste e divertente. E chi avrebbe mai detto che il protagonista sarebbe poi stato così bravo?

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