MGM, 21.00: King Kong

KING KONG di Peter Jackson. Con Naomi Watts, Adrien Brody, Jack Black, Jamie Bell. Nuova Zelanda, USA, 2005. Fantastico.

Remake dell’omonimo classico di Cooper e Schoedsack, King Kong ha vinto tre Oscar (Migliori Effetti Speciali, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro) ed altri venti premi internazionali, ed ha ricevuto altre quarantuno nominations. New York, 1933: il regista Carl Denham, sull’orlo della bancarotta, cerca un’idea per un film senza precedenti. Dopo aver assunto l’attrice fallita Ann Darrow, Denham porta tutta la troupe nella remota e selvaggia Skull Island, per girare un film d’avventura che possa avvalersi degli scenari naturali dell’isola. Una volta a Skull Island, però, Denham ed i suoi scopriranno che il posto è ben più selvaggio del previsto, e dovranno vedersela con l’indiscusso re del luogo: l’enorme scimmia King Kong.

Da sempre Peter Jackson ha avuto il sogno di girare il remake di King Kong, a sua detta il suo film preferito. Dopo le fatiche de Il Signore degli Anelli, la sua abilità di regista assodata e la sua fama alle stelle, il sogno si è potuto finalmente realizzare. Molto più fedele all’originale del ’33 di quanti non fosse quello di Guillermin del ’76, il King Kong di Jackson è un vero e proprio monumento dinamico, un atto d’amore nei confronti del cinema d’avventura degli anni d’oro. Jackson, con a disposizione i migliori effetti speciali CGI, ricostruisce la mitica Skull Island con dovizia di particolari, anche disgustosi e raccapriccianti, recuperando dall’originale anche scene eliminate dai circuiti cinematografici (come lo sterminio dell’equipaggio della Venture ad opera di ragni giganti e svariati insetti) riproponendole aggiornate ma sostanzialmente invariate. Inedita è la dinamica dell’innamoramento di Kong per la bella Ann Darrow, interpretata con brio da una brava Naomi Watts: è lo spettacolo che doma la bestia, il cinema che ha la meglio sulla natura, la affascina, la seduce, ma finisce poi col distruggerla. Assolutamente splendido Jack Black, lontano dai suoi soliti personaggi, che interpreta il regista Denham, freddo e spietato cineasta che mette la Settima arte al di sopra di tutto, compresa la vita dei propri collaboratori, e trasforma con la sua ossessione un film in un massacro a cielo aperto. Meno convincente Brody, ma data la sua parte ridotta rispetto all’originale il neo si nota poco. Lo scimmione prende vita grazie a Andy Serkis, versatile attore che aveva già interpretato Gollum ne Il Signore degli Anelli con la stessa tecnica di motion capture usata per King Kong. Per quanto Jackson spesso si faccia trascinare dalla propria originale vocazione per l’horror e si soffermi più del dovuto su alcuni particolari non proprio piacevoli, tutto risulta funzionale alla narrazione, con una tensione ben gestita, momenti di vera dolcezza e romanticismo, azione adrenalinica ed un occhio non proprio benevolo nei confronti di certo modo di fare cinema. Non all’altezza dell’inarrivabile originale, King Kong si pone comunque come un’ottima pellicola, capace di destare interesse, meravigliare, a tratti spaventare, commuovere, appassionare. Niente di più da chiedere.

TITOLO ORIGINALE: King Kong

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2 Comments

  1. Si, tutto sommato un gran bel film (e non è poco). Forse a tratti Jackson esagera un pò (tipo la scena nel burrone che non finisce mai, o l'inseguimento dei dinosauri nella foresta), ma resta una bella pellicola: visionaria, spettacolare. Ottimo jack Black in un ruolo che ricorda un pò la personalità del grandissimo Orson Welles.

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