CANALE 5, 02.10: Anything Else

ANYTHING ELSE di Woody Allen. Con Jason Biggs, Christina Ricci, Woody Allen, Danny DeVito. USA, 2003. Commedia.

Presentato all’apertura della 60ma Mostra del Cinema di Venezia, Anything Else è stato uno dei film di Allen peggio accolti dalla critica degli ultimi anni. Jerry Falk è un giovane autore che scrive battute per comici, ma non riesce a decollare, più che altro a causa del suo inetto manager Harvey, che lui non ha il coraggio di licenziare. Ha una fidanzata, Amanda, che gli prosciuga ogni risorsa fra capricci e manie, arrivando a negarglisi per più di sei mesi, ma lui non ha il coraggio di lasciarla. Ha una suocera tirannica e dispotica che si installa a casa sua in seguito all’ennesima storia d’amore finita male e lo costringe a scriverle battute per il suo ritorno nel mondo dello spettacolo, ma lui non ha il coraggio di cacciarla. Sia lo psichiatra che il suo migliore amico, l’anziano autore David Dobel, spronano Jerry a prendere la situazione in pugno, per una volta nella vita. E forse si presenta l’occasione giusta. Forse.

Per apprezzare Woody Allen si deve riuscire ad amare anche quel suo autoironico e sprezzante narcisismo, riflesso in ogni suo film, dichiarato a gran voce o lasciato intendere da battute fulminanti e caustiche. Anything Else è la concentrazione proprio dell’egomania di Allen: ogni singolo personaggio rispecchia una parte di lui, dal protagonista Jerry di Jason Biggs, che ne è un vero e proprio clone, all’affascinante Amanda di Christina Ricci, con le sue manie e ipocondrie; dall’Harvey di Danny DeVito, nevrotico agente che somatizza le delusioni, alla Paula di Stockard Channing, nostalgica di un mondo dello spettacolo che esiste solo nelle cartoline in bianco e nero. Preso atto di questo, non resta che godersi una commedia “alla Allen”: acida, cattiva, che mette alla berlina le ossessioni di intellettuali, americani (armi e kit di sopravvivenza fecero arrabbiare i rappresentanti dell’NRA), ebrei, attori ed artisti, donne e uomini, medici e agenti dello spettacolo, qualsiasi categoria individuabile per le vie di una città che è un mondo a parte come New York. Allen è da sempre legato a doppio filo alla propria città, che ama con la pazienza e l’enorme affetto di chi conosce tutti i difetti dell’amata e li accetta come parte della sua bellezza: i lungofiume onnipresenti nella sua filmografia, personaggi eccentrici quanto probabili, un’orgia di traffico umano ed automobilistico che fa da costante sfondo alle (piccole) vite dei protagonisti, visti dal resto del mondo come Jerry vede l’ex fidanzata nell’ultima scena del film: passanti, nient’altro, con una propria storia che non importa a nessuno che non la stia vivendo. Brioso e caustico, egocentrico e ironico, Anything Else è in tutto e per tutto una creatura di Allen, un concentrato di nevrosi, disastri, tragedie e miracoli: proprio come la vita.

TITOLO ORIGINALE: Anything Else

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