SKY HITS, 21.15: Donnie Darko

DONNIE DARKO di Richard Kelly. Con Jake Gyllenhaal, James Duval, Jena Malone, Patrick Swayze. USA, 2001. Fantascienza.

Film d’esordio di Richard Kelly, Donnie Darko ha vinto undici premi internazionali ed ha ricevuto dieci nominations. 2 ottobre 1998: un motore d’aereo cade nella camera di Donnie Darko, eccentrico teenager della Virginia, ma il ragazzo sfugge la morte grazie al proprio sonnambulismo, che l’ha portato nel mezzo di un campo da golf. Dalla caduta del motore, che peraltro non risulta mancante da nessun apparecchio in volo quella notte, la vita di Donnie si fa ancora più curiosa di quanto non fosse già stata: misteriosi sogni, premonizioni, e, soprattutto, le visite di un enorme, mostruoso coniglio che gli profetizza la fine del mondo di lì ad un mese, portano il problematico Donnie ad una sempre maggiore consapevolezza di sé e gli altri, e lo porterà più vicino a Gretchen Ross, ragazza nuova della scuola del quale Donnie è infatuato.

La storia di Donnie Darko è un po’ quella di tutti i cult generazionali: partito in sordina, ignorato dal pubblico e snobbato dalla critica, ha trovato alla distribuzione in home video un’accoglienza più che calorosa, che ha portato Kelly a rieditare il film l’anno dopo in una versione director’s cut che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, Italia compresa. Kelly afferma di seguire, come maestri d’arte, Peter Weir e Terry Gilliam sopra tutti, ma le influenze, almeno per quanto riguarda questa sua opera prima, il filo conduttore sembra essere piuttosto la filmografia di David Lynch, fra una destrutturazione narrativa intrigante, atmosfere cupe, dialoghi a tratti incomprensibili ma spesso affascinanti (Donnie: “Perché indossi quello stupido costume da coniglio?” Frank: “Perché indossi quello stupido costume da uomo?”), una (non)storia conturbante ed appassionante, pur nel suo svolgimento praticamente statico. Kelly, però, non è certo Lynch (né Gilliam, né Weir), e Donnie Darko sembra un po’ troppo prestuntuoso per un esordio: troppa carne al fuoco, troppi sottotesti, troppe pretese autoriali, troppe simbologie irrisolte. A Kelly manca l’esperienza, ma fortunatamente non difetta in inventiva: imbastendo una sorta di versione oscura dell’Harvey di Henry Koster, fra una serie nutritissima di citazioni cinematografiche (E.T. l’extraterrestre, It, La casa, Ritorno al futuro, L’ultima tentazione di Cristo, Lolita, Tre colori – Film blu solo per segnalare le più lampanti), letterarie (Edgar Allan Poe, J. R. R. Tolkien, Stephen King, Stephen Hawking e molti altri), artistiche (Escher su tutti, ma anche Giger, Dalì, De Chirico) e musicali (Led Zeppelin, Tears for Fears, R.E.M.) il regista, sceneggiatore ed autore ha il merito di catturare l’attenzione conscia ed inconscia dello spettatore, trascinandolo in un mondo di suggestioni visive ed uditive quantomeno interessante, lavorando sul manifesto e sul subliminale con una perizia tecnica notevole. Come detto, Donnie Darko ha tutte le caratteristiche del cult, ma per arrivare ai livelli dei modelli, dichiarati e non, di strada ce n’è ancora molta da fare.

TITOLO ORIGINALE: Donnie Darko

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