RETE 4, 23.35: Frankenstein Junior

FRANKENSTEIN JUNIOR di Mel Brooks. Con Gene Wilder, Marty Feldman, Teri Garr, Peter Boyle. USA, 1974. Comico.

Parodia dell’originale tetralogia di Frankenstein della Universal, Frankenstein Junior ha vinto nove premi internazionali ed ha ricevuto cinque nominations, due delle quali agli Oscar (Miglior Sonoro, Migliore Sceneggiatura Non Originale). New York, 1900: il celebre chirurgo Frederick Frankenstein (ma si pronuncia Frankenstin), nipote del leggendario Viktor von Frankenstein, eredita dal bisnonno il castello di famiglia in Transilvania. Pur restio ad intraprendere il cammino dell’avo, Frederick si dovrà arrendere al sangue di famiglia, e, aiutato dal gobbo (?) Igor (ma si pronuncia Aigor) e dalla bella assistente Inga, tenterà lo stesso esperimento del nonno riportando in vita un essere nato dall’assemblaggio di numerosi pezzi di vari cadaveri. L’esperimento ha successo, ma grazie ad un maldestro errore di Igor, il mostro non ha il cervello del brillante scienziato che Frederick sognava, ma quello di un ritardato…

Dai e dai, Mel Brooks finalmente trova la chiave giusta nella sua vena parodica, e confeziona il suo film più famoso e (giustamente) apprezzato. Attingendo principalmente a Frankenstein e La moglie di Frankenstein di James Whale, Il figlio di Frankenstein di Rowland V. Lee e Il terrore di Frankenstein di Erle C. Kenton, Brooks realizza un film esilarante, che lascia lo spettatore senza respiro fra una gag più assurda e divertente dell’altra, con personaggi azzeccatissimi e situazioni memorabili. Gene Wilder titaneggia parodiando Colin Clive nel film del ’31, con una mimica esageratissima ed una verve memorabile; Marty Feldman rimane decisamente la trovata più geniale della pellicola: nei panni del nipote del fu Igor interpretato da Bela Lugosi ne Il figlio e ne Il terrore di Frankenstein, infila una battuta fulminante dietro l’altra (alcune storiche, “Lupo ululà, castello ululì”, dall’originale “Werewolf!”, lupo mannaro, confuso con “Where wolf?”, dov’è il lupo, con tanto di risposta “There wolf. There castle.”, il lupo è lì, il castello è là), fra una gobba “ballerina” ed una serie di camera looks indimenticabili; Peter Boyle è un mostro inedito, psicanalizzato e votato al jaz, anche se non disdegna un altro tipo di piaceri in cui si rivela più che dotato; la palma d’oro al femminile va all’impareggiabile Madeline Kahn, che si contende il ruolo di primadonna con l’esilarante Cloris Leachman, una splendidamente algida Frau Blücher che terrorizza i cavalli col solo nome. In più, una musica insinuante, metà omaggio e metà parodia delle colonne sonore degli horror anni ’40, firmata John Morris, ed una regia che sa dosare perfettamente i ritmi ed i tempi comici. Miracolosamente, anche la versione italiana fa la sua bella figura, ed il doppiaggio non limita, anzi, a volte amplifica, la vis comica del copione di Brooks e Wilder. Uno dei fondamenti imprescindibili del cinema comico, Frankenstein Junior è stato giustamente inserito nella National Film Registry della Library of Congress, un modello immancabile per chiunque voglia approcciarsi al purtroppo inflazionato genere della commedia demenziale.

TITOLO ORIGINALE: Young Frankenstein

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1 Comment

  1. geniale, una delle commedei senza tempo più riuscite nella storia della settima arte. A tratti forse Mel Brooks può apparire datato, ma la perfezione della regia, dell'uso della fotografia e delle musiche, le interpretazioni perfette fanno di Frankestein Junior un piccolo gioiello da vedere e rivedere.

    Gobba? Quale gobba?

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