CANALE 5, 14.15: Mi sdoppio in 4

MI SDOPPIO IN 4 di Harold Ramis. Con Michael Keaton, Andie McDowell, Harris Yulin, Richard Masur. USA, 1996. Commedia.

Sesto film di Harold Ramis, Mi sdoppio in 4 è stato uno dei maggiori flop al botteghino del regista di Chicago. Doug Kinney lavora nell’industria immobiliare, è sempre oberato di lavoro e non ha tempo da trascorrere con la moglie Laura ed i figli Zack e Jennifer. Quando sta facendo dei lavori presso un centro di ricerca, Doug conosce il dottor Leek, che gli offre una bizzarra ed inaspettata soluzione al suo problema di tempo: un clone, uguale in tutto e per tutto all’originale, che possa stare a lavoro mentre il vero Doug si occupa della famiglia. Ma non passa troppo tempo che l’uomo sentirà il bisogno di trovare tempo anche per sé, e la soluzione della clonazione è sempre attraente…

Come già in Ricomincio da capo, Ramis si diverte nell’inventare una commedia edificante, di formazione, con i più fantasiosi risvolti. Al posto di Bill Murray, in Mi sdoppio in 4 è Michael Keaton a subire i colpi di regista e sceneggiatori. L’assunto è semplice e divertente: in un mondo frenetico, che non lascia tempo per curarsi di sé o dei propri cari, l’unica soluzione sarebbe sdoppiarsi; cosa che Doug fa, alla lettera. Assolutamente brillante l’interpretazione di Keaton, che si divide in quattro se stesso completamente diversi, caratterialmente, l’uno dall’altro, ma tutti e quattro ben riusciti e realizzati. Le tecniche digitali utilizzate per far interagire Doug ed i suoi cloni sono efficaci, mai troppo invadenti ma quel tanto che basta a far funzionare l’illusione scenica. Splendida e bravissima come sempre Andie McDowell, donna proverbialmente sull’orlo di una crisi di nervi, alle prese con un marito che pensa essere bipolare. Mi sdoppio in 4 funziona bene, ha ritmi e momenti comici azzeccati, una storia divertente ed appassionante, attori alll’altezza ed una regia esperta; dove risulta meno brillante è nella conclusione, un po’ troppo rapida e semplicistica, ma per una morale tanto immediata risulta funzionale. Strano che non abbia, in patria, riscosso il successo di precedenti lavori di Ramis: i punti saldi, del genere e del regista, ci sono tutti, e la comicità privilegiata nel film è tale da essere accessibile ad un’ampia fetta di pubblico. Probabilmente, l’identificazione col protagonista, oberato di lavoro quando non stressato dalla famiglia, è eccessiva perché tutti possano divertirsi con le sue disavventure. Ad ogni modo, Mi sdoppio in 4 rimane una deliziosa commedia fantastica, cattiva quanto basta, ma mai fino a scadere nel cinismo.

TITOLO ORIGINALE: Multiplicity

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