RAIUNO, 21.00: The Millionaire

THE MILLIONAIRE di Danny Boyle. Con Dev Patel, Madhur Mittal, Freida Pinto, Ayush Manesh Khekedar. GB, 2008. Drammatico.

Tratto dal romanzo Le dodici domande di Vikas Swarup, The Millionaire ha vinto centootto premi internazionali, fra cui otto Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Montaggio, Miglior Fotografia, Miglior Sonoro, Migliore Colonna Sonora, Migliore Canzone), ed ha ricevuto cinquantuno nominations, due delle quali sempre agli Oscar (Miglior Montaggio Sonoro e ancora Miglior Canzone). Mumbai, 2006: Jamal Malik è il primo concorrente della storia della televisione indiana ad essere arrivato all’ultima domanda, quella da 20 milioni di rupie, a Chi vuol essere milionario?, ma la polizia sospetta un imbroglio. Durante l’interrogatorio, Jamal racconta la storia della sua vita, spiegando il motivo per cui conosce risposte che un ragazzo delle baraccopoli come lui non dovrebbe sapere…

Un film sull’India, un regista inglese: l’accoppiata potrebbe non essere delle più felici (o comunque delle più oneste), e il sospetto di un facile pietismo o di un buonismo imperante (o imperialista) rimane comunque sullo sfondo. Fortunatamente, quasi solo sullo sfondo: The Millionaire, per quanto reso possibile dal tipo di produzione, è e vuole essere un film onesto, avulso dalle forme più debordanti e scorrette di retorica, sincero per quanto gli è concesso. Boyle, conosciuto per Trainspotting, 28 giorni dopo e l’analogo Millions, confeziona una sorta di Cenerentola rivista e corretta al contesto delle baraccopoli di Bombai/Mumbai, una vera e propria favola che segue la vita di Jamal, giovane musulmano che incarna la nuova India, quella passata dalle baracche ai grattacieli; ogni episodio della vita del ragazzo è introdotto da una domanda del celeberrimo quiz britannico, una sorta di divisione in capitoli che rimanda alla scrittura di un libro, pur senza scritte in sovrimpressione modello Tarantino. Il quiz, alla fine, rimane assolutamente pretestuale, un veicolo narrativo utile a raccontare una storia, che è la storia, in India, di milioni di persone: il ragazzo del the che diventa uno degli uomini più ricchi del paese grazie ad un quiz televisivo è solo la facciata, al di sotto batte il cuore più nascosto (e ignorato) dell’India, quello degli scontri interreligiosi, della tratta e dello sfruttamento dei bambini, della prostituzione minorile, della mafia, della corruzione. La prima parte del film, con degli splendidi interpreti bambini, rimanda direttamente a Dickens, alla vita per strada, al sopravvivere per espedienti, agli adulti-orco che minacciano (distruggono) l’innocenza in nome del profitto; la parte adolescenziale è la più dura, dove anche il legami amicali e familiari si sgretolano, dove il trio di protagonisti si divide nel modo più doloroso e crudele possibile; si torna a sognare nell’ultima fase, quella più schiettamente fiabesca, dove “tutti vissero felici e contenti” in un incredibile ed irreale crescendo di colpi di scena all’insegna di un happy ending che di realistico non ha niente, ma che sicuramente fa bene al cuore del pubblico che può così lavarsi le mani di un altro dramma umano che rimane confinato alla bidimensionalità dello schermo. L’onestà di The MIllionaire, alla fine, sta solo nel presentare chiaramente come fiaba ciò che viene raccontato nel finale, insistendo invece sul crudo realismo dei flashback di Jamal; la disonestà del pubblico occidentale, invece, risiede tutta nel relegare a “film” anche i problemi ed i disagi di uno dei Paesi più grandi e popolosi del mondo per dormire più tranquillo.

TITOLO ORIGINALE: Slumdog Millionaire

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1 Comment

  1. Concordo pienamente ! Un finale meno buonista avrebbe sicuramente reso il film più interessante, anzichè ridurlo ad una fiabetta ben confezionata… Peccato, perchè nel complesso il film è ben realizzato e ti tiene incollato fino alla fine !

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