SKY CLASSICS, 22.50: Inferno

INFERNO di Dario Argento. Con Leigh McCloskey, Irene Miracle, Veronica Lazar, Eleonora Giorgi. Italia, 1980. Horror.

Ideale sequel di Suspiria, Inferno è il secondo capitolo della Trilogia delle Madri di Argento. La potessa newyorkese Rose Elliot entra in possesso di un antico manoscritto, Le Tre Madri, dell’architetto ed alchimista Emilio Varelli: nel libro, la donna scopre che l’uomo è stato in vita costretto a costruire tre case, a Friburgo, a New York ed a Roma, per le tre regine delle streghe, esseri antichissimi e malvagi, detti le Tre Madri. Convinta di risiedere nella casa di New York, che apparterrebbe secondo lo scritto dell’alchimista a Mater Tenebrarum, la più antica e potente, Rose comincia ad indagare sulla natura del palazzo in cui abita, non prima però di aver mandato una lettera a suo fratello Mark, che studia musica a Roma, per pregarlo di raggiungerla il prima possibile…

Affascinato dal Suspiria de profundis di Thomas de Quincey, che accenna in un breve passo alla volontà, da parte dell’autore, di scrivere un testo su Mater Tenebrarum, Mater Suspiriorum e Mater Lacrimarum, Argento decise di realizzare una trilogia, con un film dedicato a ciascuna delle tre madri, integrando così il precedente Suspiria, il cui titolo peraltro era stato ugualmente ispirato da de Quincey. Inferno segna una svolta nella carriera del regista, che per la seconda volta abbandona il canonico thriller e si lancia nell’horror puro, rinunciando agli elementi più tipicamente polizieschi della sua cinematografia. Il mistero da risolvere è in Inferno solo un pretesto, una base narrativa indispensabile per fornire una storia in cui possa dispiegarsi in tutta la sua maestà l’orrore. Le atmosfere si fanno più cupe e dure, il lavoro sul colore iniziato con Suspiria viene sviluppato e continuato in un rapporto quasi dialogico, la trama viene ridotta all’osso per lasciare spazio ad inquietudini visionarie, a personaggi demoniaci, a paesaggi da inferno dantesco. Quello che, in lavori successivi, sarà il principale tallone d’Achille di Argento, ovvero la sua totale mancanza di interesse nei confronti di recitazione e sceneggiatura, è in Inferno il pregio principale, inserendosi in un discorso per una volta organico e coerente: affrontando la Morte in persona, niente è sensato delle avventure dei fratelli Elliot, un omicidio immotivato e cruento si succede all’altro in un tripudio di estetica che eccede proprio in quanto delirio onirico dichiarato. La splendida ed efficacissima colonna sonora è firmata Keith Emerson, compositore rock britannico che aveva precedentemente condiviso le proprie inquietudini musical-artistiche con il pittore svizzero Hans Giger. All’aiuto regia Mario e Lamberto Bava, altri mostri sacri dell’horror nostrano, che si occupano anche degli esagerattissimi ed insistiti effetti visivi. Un vero e proprio affresco mobile, Inferno è un trionfo del macabro, dello splatter, del gore, in un delirio che si fa estetica.

TITOLO ORIGINALE: Inferno

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