AL CINEMA: Hereafter

HEREAFTER di Clint Eastwood. Con Matt Damon, Cécile de France, Frankie McLaren, Bryce Dallas Howard. USA, 2010. Drammatico.

Debutto cinematografico per i gemelli Frankie e George McLaren, Hereafter ha ricevuto una nomination agli Oscar (Migliori Effetti Visivi) ed una ai COFCA Awards. La giornalista parigina Marie LeLay è in Tailandia per lavoro, assieme al collega ed amante Didier, e sopravvive per miracolo allo tsunami che colpisce la zona, rimanendo però profondamente segnata dalla propria esperienza di premorte; i gemelli Marcus e Jason, dodicenni londinesi, cercano in ogni modo di evitare che i servizi sociali li tolgano alla custodia della madre tossicodipendente, ma quando Jason muore improvvisamente, Marcus si ritrova da solo alla ricerca di qualche certezza; George Lonegan, operaio di San Francisco, fin da bambino riesce a comunicare con i morti, ma ha smesso la propria attività di medium alla ricerca di una vita propria; le vite di Marie, Marcus e George troveranno il modo di intrecciarsi…

Clint Eastwood è un regista che riesce, specie nell’ultimo periodo della sua carriera, ad accompagnare le proprie riflessioni personali ad una produzione artistica invidiabile, portando su pellicola quelle che sono le proprie inquietudini, i propri dubbi, i propri pensieri, con una classe ed un’abilità non comuni. Ad ottant’anni suonati, Eastwood riflette allora sulla morte, sulla sua presenza costante ma invisibile il più delle volte nella vita di ognuno, e soprattutto sulla sua influenza sui vivi. Hereafter, basato su una splendida sceneggiatura originale di Peter Morgan, è nonostante tutto un film sulla vita, sebbene sulla vita al cospetto della morte. Marie LeLay, interpretata dalla francesissima Cécile de France, si scontra con il silenzio cui la morte va sempre incontro nella società contemporanea: fenomeno sempre presente, ma ignorato, come una sorta di Babau che sparisce se solo si chiudono gli occhi; il piccolo Marcus, invece, incarnato da un bravissimo Frankie McLaren, deve affrontare un lutto grande quanto il dolore di perdere una parte di sé nella persona amata, e deve imparare a vivere proprio spronato dalla morte; George Lonegan, un Matt Damon al suo secondo lavoro consecutivo con Eastwood, è un uomo che con la morte è costretto a convivere, affrontando una scomodissima vocazione che lo porta ad un’intimità con chi ha intorno deleteria a qualsiasi relazione, ma il suo compito, per quanto difficile, non può che essere più che mai necessario. Come ha dichiarato Eastwood, Hereafter si occupa solo di fatti, non di “teorie non confermate” (da qui la totale assenza di un Aldilà per come è inteso da una qualsiasi religione), ed affida ai propri personaggi il compito di sopportare quello che è da sempre il tabù più grande della società occidentale senza entrare in contesti eccessivamente metafisici. Morgan, comunque, inserisce nella propria sceneggiatura riferimenti cristologici abbastanza velati, presenti in ognuno dei tre frammenti della storia (Virginia è il nome della donna salvifica nella prima seduta di George, Marie è la donna chiamata a fare i conti con la morte ed a trovare un modo per guidare chi le sta intorno alla consapevolezza, il piccolo Jason, che proteggerà il gemello dall’aldilà, viene soprannominato da Marcus “Jacey”, che si pronuncia come “JC”), senza però un’ingombranza che sarebbe risultata fuori luogo ai fini prettamente narrativi del film. Con una solida sceneggiatura, una splendida colonna sonora ed attori più che all’altezza, Eastwood si riconferma come uno dei registi più autoriali ed “inquieti” degli ultimi anni, un artista che sa coinvolgere con le proprie riflessioni chiunque sia disposto ad ascoltare. In fondo, come diceva Walter Benjamin, “Per gli uomini come sono oggi c’è solo una novità radicale, ed è sempre la stessa: la morte”.

TITOLO ORIGINALE: Hereafter

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1 Comment

  1. Per me invece è stato deludente questo film…

    Forse bisognava trattare il tema dell'aldilà con più filosofia e meno "fisicità", cercando anche di commuovere meno ad ogni costo lo spettatore…
    Ho trovato banale anche il finale, dove tutte le storie si intersecano formando un happy ending che stona con il tono generale del film.

    Un saluto!

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