RAITRE, 21.05: Bobby

BOBBY di Emilio Estevez. Con Anthony Hopkins, Elijah Wood, Helen Hunt, Sharon Stone. USA, 2006. Drammatico.

Ispirato all’evento storico dell’omicidio di Robert Kennedy, Bobby ha vinto un Hollywood Film Award, un PFCS Award ed un Biografilm Award al Festival di Venezia, ed ha ricevuto tredici nominations, due delle quali ai Golden Globe. 5 giugno 1968, Los Angeles: all’hotel Ambassador i sostenitori di Robert Kennedy si preparano alle primarie per il governo della California. Nell’albergo, diverse storie si intrecciano: John Casey e Nelson, un vecchio portiere ed il suo amico, passano le giornate a giocare a scacchi; la giovane Diane decide di sposare il compagno di classe William per evitargli la guerra in Vietnam; Samantha e Jack sono due newyorkesi in crisi matrimoniale; Paul, direttore dell’albergo, tradisce la moglie con una centralinista; Timmons, responsabile delle cucine, maltratta i dipendenti di diverse etnie; quattro ragazzi volontari dello staff si danno alle droghe prima dei risultati…

Per un film corale come Bobby, in cui storie, personaggi e risvolti si accumulano e si accavalano con una prolificità impressionante, come minimo ci sarebbe voluto alla regia Robert Altman. L’attore, primogenito di Martin Sheen (presente nel cast), riesce però a trovare una misura come regista, riuscendo a concentrare un numero spropositato di microstorie in un contesto il più unitario possibile, senza lasciare da parte in modo superficiale o comunque poco approfondito più elementi di quanti non fosse umanamente possibile. Estevez si procura un cast all-star, che va dai veterani Anthony Hopkins e Martin Sheen alle nuove star Elijah Wood e Lindsay Lohan, passando per le “storiche” Helen Hunt, Sharon Stone e Demi Moore, il “matrixiano” Laurence Fishburne, e le nuove leve Shia LaBeouf, Joshua Jackson e Ashton Kutcher. Estevez a volte esagera col mestierismo, ma le condizioni di lavoro giustificano ampliamente errori marginali: ciò che importa in Bobby è l’irruzione della Storia nella vita, l’impossibilità di prevedere i punti di svolta. Bobby è un film “corale” non solo per la struttura narrativa, ma anche per il ruolo che i vari personaggi si trovano ad assumere nel corso della storia: quello, appunto, di un coro, nel senso greco del termine, che assiste, dalla normalità della propria esistenza, ad un avvenimento macroscopico, che si inserisce nella scena quasi prepotentemente, arrivando a toccare, più o meno profondamente, le singole vite che fino a quel momento procedevano sul proprio binario come avevano sempre fatto. Robert Kennedy non si vede nemmeno, nel film, ma è l’elemento centrale di tutta la storia, la ragione per cui tutti i personaggi sono riuniti nell’albergo, e l’inevitabile punto di chiusura ad ognuno dei piccoli siparietti aperti sulla vita dei (molti, a volte troppi) protagonisti. Con una bella colonna sonora ed un cast decisamente all’altezza, Estevez confeziona un buon film, una pellicola quasi escatologica, che intrattiene, appassiona, e turba. Notevole.

TITOLO ORIGINALE: Bobby

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