AL CINEMA: Ladri di cadaveri

LADRI DI CADAVERI di John Landis. Con Simon Pegg, Andy Serkis, Jessica Hynes, Tom Wilkinson. GB, 2010. Commedia.

Ispirato al fatto storico degli omicidi di West Port, a Edimburgo, Ladri di cadaveri è il primo film di Landis da dodici anni di pausa creativa. Edimburgo, 1820: una nuova legge impone che tutti i cadaveri dei condannati a morte vengano recapitati alla scuola di chirurgia del professor Monro; il suo rivale, il progressista dottor Knox, si ritrova così senza materia prima per le sue lezioni e le sue ricerche. Due balordi, William Burke e William Hare, perennemente in cerca di soldi, tentando di sbarazzarsi del corpo di un anziano inquilino deceduto a casa del secondo, scoprono che Knox è disposto a pagare profumatamente per cadaveri freschi. Non ci vuole molto perché i due fiutino l’affare, ed ancora meno perché si rendano conto che, quando la domanda è superiore all’offerta, è indicato cominciare a “produrre” la materia prima da rivendere…

Sinceramente, di John Landis si sentiva la mancanza: che il creatore di Blues Brothers si fosse ritirato dalle scene in un silenzio creativo decisamente assordante, interrotto solo da due documentari nel 2004 e nel 2007, era una prospettiva desolante. Il regista di Chicago torna però sulle scene, con una commedia nera inaspettatamente british, di una cattiveria unica e dal mordente travolgente. Toccando le vette della black comedy, Landis narra in chiave comica gli omicidi di West Port, conosciuti anche col nome dei loro perpetuatori, Burke e Hare, trasformando un capitolo cupo della storia scozzese in una spietata satira alla società contemporanea, tornando agli inizi del progresso (l’ “epoca illuminata” che decanta Knox), specie medico, per mettere in luce quelli che, a suo avviso, sono i reali fondamenti della contemporaneità: il cinismo, la cattiveria, l’arte di arrangiarsi anche e soprattutto a spese di altri, l’ipocrisia e l’opportunismo delle alte sfere, la ridicolizzazione e mortificazione dell’onestà e, soprattutto, una spietata lotta per la sopravvivenza che fa pensare più ad un imbarbarimento che ad un effettivo progresso (non per niente l’unico personaggio ad uscire bene dalla storia è Charles Darwin, che con la sua teoria del survival of the fittest esplica alla perfezione il concetto). La storia si svolge e si legge su tre binari: quello immediato e spassoso della black comedy, con due interpreti principali memorabili ed un cast di comprimari invidiabili (più o meno brevi apparizioni per mostri sacri del cinema come Christopher Lee o Ray Harryhausen, più amichevoli partecipazioni da Costa Gavras e famiglia); quello artistico, che riechieggia Shakespeare ed in modo particolare il Macbeth, portato sulla scena da una deliziosamente orribile Isla Fisher e riecheggiato dalle dinamiche di coppia di Andy Serkis e Jessica Hynes, salvo per il fatto che tutto il rimorso che dovrebbe colpire il primo si riversa invece sul ben più moralmente sensibile Simon Pegg; l’ultimo livello è quello, appunto, della satira sociale, che in uno splendido monologo di Tom Wilkinson esplode in un tripudio di cattiveria che distrugge dalle fondamenta il mito della modernità e identifica la favola di un progresso scientifico al servizio di uno umano come tale, appunto: una favola. Un cast strepitoso, una regia esperta, una sagacia invidiabile: Ladri di cadaveri rappresenta un sospirato e graditissimo ritorno alla scena di un autore che, pur con alti e bassi, ha saputo sempre regalare tanto alla commedia.

TITOLO ORIGINALE: Burke & Hare

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