AL CINEMA: Il discorso del re

IL DISCORSO DEL RE di Tom Hooper. Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce. GB, Australia, 2010. Storico.

Ispirato ai fatti storici riguardanti la balbuzie di re Giorgio VI, Il discorso del re ha vinto venticinque premi internazionali, fra cui quattro Oscar, ed ha ricevuto settantasei nominations, otto delle quali sempre agli Oscar. Londra, 1925: in occasione di un discorso allo stadio di Wembley, la balbuzie del Principe Albert, Duca di York, genera imbarazzo fra i presenti, e getta nello sconforto il secondogenito di Giorgio V. Da quel momento, la Duchessa Elisabeth cerca per il marito i più svariati rimedi al suo problema di dizione, senza troppi successi, ed aumentando anzi la frustrazione di questi. L’ultima spiaggia sembra essere un curioso terapista australiano, Lionel Logue, dalla fama di eccentrico; la sua mancanza di rispetto nei confronti dell’etichetta e delle imposizioni sociali, però, potrebbe forse essere la chiave per vincere la ritrosia del Principe…

Tom Hooper, al cinema, è solo al suo terzo film, ma nell’ambito della televisione britannica ha già avuto modo di farsi notare, fra l’altro con una miniserie su Elisabetta I, attraverso la quale ha preso dimestichezza con le vicende del palazzo reale britannico (pur di qualche secolo precedente). Il discorso del re è un film che stupisce sotto vari aspetti: in primo luogo, perché a tutta prima non sembra affatto facile riuscire ad appassionare il grande pubblico con una vicenda incentrata essenzialmente su un percorso di logopedia (nel quale, chiaramente, si innestano elementi storici e drammatici di vario tipo, ma che rimane ad ogni modo centrale); seconda di poi, perché non è da tutti riunire un cast composto prevalentemente da attori che si sono mostrati svariate volte indipendenti e peculiari a livello artistico, organizzarlo in modo che ognuno e ciascuno potesse mantenere intatte le proprie potenzialità particolari e dirigerlo in maniera coordinata e armonica. Grazie alla splendida sceneggiatura di David Seidler, di impianto squisitamente teatrale, ogni attore ha la possibilità di esprimersi senza rischiare di rubare la scena a coprotagonisti e comprimari, il che risulta più che mai evidente nei brillanti ed appassionanti duetti dei due protagonisti, il malinconico Principe Albert, alias Re Giorgio VI, di Colin Firth, desideroso di fare del bene al proprio Paese ma schiacciato dalle responsabilità e da una figura paterna più che mai autoritaria ed esigente, e l’eccentrico Lionel Logue di Geoffrey Rush, vero e proprio riscatto delle Colonie agli occhi della Corona, un terapista moderno e rivoluzionario amante di Shakespeare abbastanza “spudorato” (seppur a fin di bene) da dare del “tu” al sovrano. Helena Bonham Carter, finalmente libera dal ruolo di pazza isterica affibbiatole principalmente dal marito Tim Burton ma riconosciutole anche dal franchise di Harry Potter, incarna la regina consorte di Albert, Elisabeth, una donna incredibilmente forte e paziente, una colonna di sostegno incrollabile e fedele che è da ispirazione al protagonista, ma anche al pubblico; Guy Pearce è Edoardo VIII, principe e re sconsiderato ed irresponsabile, che più tardi verrà accusato di sostegno al Nazismo: attraverso il suo personaggio, brillantemente interpretato, Hooper non risparmia qualche frecciata diretta all’immediata attualità; da ultimo, Michael Gambon si distingue, pur con una parte esigua, nel ruolo di Giorgio V, severo e solenne, anche nella malattia, una figura decisamente shakesperiana, che rimanda ad un Re Lear più che mai reale. Con un tocco delicato ma deciso, Hooper riesce nel mettere assieme i vari talenti degli interpreti, più che mai particolari, in una sinfonia di suoni ed immagini che colpisce inaspettatamente, che appassiona, che racconta la Storia per darle una continuità e per insegnare al presente. Eccezionale.

TITOLO ORIGINALE: The King’s Speech

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1 Comment

  1. Come dicevo, non mi ha convinto al 100%. Un discreto film, ottime recitazioni, ma gli Oscar come miglior film e soprattutto regia e sceneggiatura (che non mi pare nulla di eccezionale) sono a mio avviso totalmente inspiegabili

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