SKY CLASSICS, 22.45: Il seme della follia

IL SEME DELLA FOLLIA di John Carpenter. Con Sam Neil, Julia Carmen, Jurgen Prochnow, Charlton Heston. USA, 1995. Horror.

Terzo capitolo di un’ideale “trilogia dell’Apocalisse”, Il seme della follia ha ricevuto il Critic’s Award al Fantasporto ed ha ricevuto altre tre nominations, due delle quali ai Saturn Awards. John Trent, investigatore privato, specializzato in truffe assicurative, viene assoldato da Jackson Harglow, famoso e facoltoso editore, che lo incarica di ritrovare Sutter Cane, prolofico scrittore di romanzi horror che sono la punta di diamante della casa editrice. Accompagnato da Linda Styles, assistente di Harglow, Trent arriva nella cittadina di Hobb’s End, uno sperduto paese del New England in cui dovrebbe trovarsi Cane. La cosa curiosa è che Hobb’s End è lo scenario in cui lo scrittore ha ambientato la maggior parte dei suoi romanzi, e teoricamente non dovrebbe esistere se non sulla carta…

Dopo La cosa e Il principe delle tenebre, Carpenter conclude la sua Trilogia dell’Apocalisse con un tocco da maestro, un ritorno al genere puro, un horror quasi scevro da implicazioni politiche e sociologiche e completamente incentrato sulla paura e sulla follia in quanto tali. La fonte principale de Il seme della follia è chiaramente Lovecraft: il titolo originale del film, In the mouth of madness (letteralmente Nella bocca della follia) è una sorta di fusione fra i titoli di due dei più celebri racconti dello scrittore del Rhode Island: The shadow over Innsmouth (La maschera di Innsmouth) e At the mountains of madness (Le montagne della follia), sono fatti vari riferimenti alla mitologia lovecraftiana (vengono citati direttamente gli Antichi) e tutti i romanzi di Sutter Cane, splendido scrittore maledetto interpretato da un affascinante ed inquietante Jurgen Prochnow, sono citazioni o rivisitazioni di altrettanti racconti di Lovecraft. Oltre al maestro dell’horror americano, trovano spazio Stephen King, la serie televisiva Quatermass, quella cinematografica Maniac Cop e molto altro, in un’analisi raggelante e fantasiosa sull’origine della paura e sulla nascita della pazzia. Proprio su quest’ultima si incentra il film, specie sul potere che i moderni media hanno di instillarla e fomentarla, in un gioco metaletterario (e, da ultimo, metacinematografico) che dà un notevole tocco di classe ad un film già di per sé notevole. Carpenter dimostra di saper utilizzare il genere al meglio, utilizandone con originalità ma al contempo spirito conservatore i tratti caratteristici, in una riproposizione del classico che è insieme suo stravolgimento e sua riproposizione. Il libro diventa veicolo di immagini reali, di pensieri ossessivi, di storie viventi e pulsanti (l’immagine della carta che respira è una delle più suggestive ed affascinanti), un vero e proprio portale per un’altra dimensione che non aspetta altro che di irrompere nella nostra; mediaticamente, il timone viene condiviso (non passato) da ultimo col cinema, che si fa continuatore del potere libresco e promotore della sua influenza verso chi non è avvezzo alla lettura, dimostrando una volta di più l’impossibilità di esimersi da un qualsiasi fenomeno narrativo di una certa portata da parte di chiunque. Un horror puro, che però affonda le radici del terrore nel mondo comune, Il seme della follia utilizza una struttura narrativa a metà fra il pirandelliano ed il lovecraftiano per affermare, ancora una volta, che il Male è più che contagioso, è una sorta di destino irresistibile dell’umanità in quanto tale.

TITOLO ORIGINALE: In the Mouth of Madness

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