ITALIA 1, 21.10: Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo

PIRATI DEI CARAIBI – AI CONFINI DEL MONDO di Gore Verbinski. Con Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush. USA, 2007. Fantastico.

Sequel di Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma di Verbinski, Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo ha ricevuto sedici premi internazionali e ventinove nominations, due delle quali agli Oscar (Miglior Trucco e Migliori Effetti Visivi). Jack Sparrow è morto, ma i suoi amici Will Turner ed Elizabeth Swann non si danno per vinti: dopo aver stretto un’alleanza con Barbossa, di ritorno dal mondo dei morti, i due si recano ai confini del mondo, dove Sparrow è  prigioniero in una sorta di limbo. Il tempo stringe, e la pirateria ha bisogno di Sparrow: Cutler Beckett, comandante della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, ha asservito Davy Jones e l’Olandese Volante, e se ne sta servendo per sradicare da ogni mare i Fratelli della Costa, che possono salvarsi solo con un’alleanza come non se ne sono mai viste…

Al terzo capitolo delle avventure dei suoi pirati, Verbinski fa il proverbiale buco nell’acqua (anche letterale, considerata la scena finale), e realizza quello che è probabilmente il peggior blockbuster del 2007. Non che in Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo manchino spettacolarità o avventura, certo: anzi, la pellicola è entrata nel Guinness dei primati come film più costoso della storia, ed i soldi di Bruckheimer si vedono eccome. Il problema sta tutto nello sdoganare quello che era probabilmente l’ultimo anarchico della grande Hollywood, lo splendido Jack Sparrow di Johnny Depp, ridotto a pura macchina da merchandising e privato di tutta la carica destabilizzante che ne aveva fatto il mito. Neanche la fugace apparizione di Keith Richards, a cui l’attore si era ispirato per le movenze del personaggio e che giustamente ne interpreta dunque il padre, riesce a restituire a Sparrow il posto che si era conquistato nell’immaginario (perlomeno in un qualsiasi immaginario che prescinda dalla fascia teenager). In secondo luogo, la sceneggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio è un vero insulto all’intelligenza dello spettatore, un inutile ed intricatissimo guazzabuglio di tradimenti, doppi giochi, voltagabbana ed inganni, uno più ridicolo ed incredibile dell’altro, che arriva a snaturare i personaggi principali (con l’unica eccezione di Geoffrey Rush: il suo Barbossa è e rimane l’unico vero pirata del film, coerente fino alla fine) ed a liquidare frettolosamente e senza la minima riflessione tutti gli altri. Seguendo il rinato fascino nei confronti del mondo orientale, poi, Ai confini del mondo tira fuori i pirati cinesi, rappresentati dal Sao Feng di uno sprecato e sottovalutato Chow Yun-Fat, quasi una comparsa in un intreccio senza capo né coda che insegue mode e gusti del pubblico con la stessa coerenza e rapidità degli stessi. In un prodotto in cui personaggi più o meno inutili muoiono e risorgono senza un vero perché, dove si accavallano risvolti narrativi mai portati a termine e gli effetti speciali, pur validi, non fanno altro che sottolineare una patologica mancanza di idee, l’unica cosa che si salva davvero è la sempre brillante colonna sonora di Hans Zimmer. Il resto, è pura noia. Peccato, perché Jack Sparrow e banda avrebbero meritato ben di più.

TITOLO ORIGINALE: Pirates of the Caribbeans: At World’s End

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