AL CINEMA: Non lasciarmi

NON LASCIARMI di Mark Romanek. Con Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Charlotte Rampling. GB, USA, 2010. Fantascienza.

Tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi ha vinto un British Independent Film Award ed un San Diego Film Critics Society Award, ed ha ricevuto altre quindici nominations. Nel 1952, un miracoloso progresso della scienza medica ha permesso di vincere la maggior parte delle malattie considerate incurabili, ed ha esteso la vita media degli esseri umani ben oltre il secolo. Kathy H è il prodotto di questo progresso, uno dei cardini su cui la nuova scienza medica si fonda. Ricordando la propria infanzia, Kathy torna con la memoria ai tempi dell’istituto Hailsham, dove è cresciuta con gli amici Ruth e Tommy, e ripercorre tutte le tappe di un percorso che ha portato il loro trio attraverso una scoperta di sé la cui fine era già segnata da prima della loro nascita.

Pochi film sono paragonabili, per tematiche e stile, a Non lasciarmi: forse, da un certo punto di vista, Gattaca – La porta dell’universo di Niccol è quello che più ci si avvicina. Il genere è dei più particolari, il cosiddetto sci-fi mélo, un film drammatico ambientato in un contesto fantascientifico mai approfondito fino in fondo perché dato per scontato dai protagonisti stessi. Chiunque si aspetti una storia ambientata in futuro distopico con lotte per la rivalsa o messaggi social-politici modello 1984 probabilmente rimarrà deluso: né Romanek né Ishiguro prima di lui hanno intenzione di mettere in scena un messaggio del genere. Ciò che preme al regista come allo scrittore è rappresentare una rosa di emozioni fra le più potenti, ma tutto sommato anche fra le più comuni, che possono attraversare la vita di una persona qualsiasi, e poi, da ultimo, porre lo spettatore di fronte ad un quesito destinato a rimanere irrisolto: “Davvero non sono esseri umani, questi personaggi che hai visto soffrire, gioire, amare, sognare?” Ciò che sembra una lunghissima premessa al vero cuore del film, la questione bioetica, è in realtà l’anima stessa della pellicola, la base dell’interrogativo, l’unica storia che a Romanek preme di raccontare. Pur con inevitabili tagli dal bel romanzo originale, Romanek riesce a mantenerne intatti lo spirito e la forza, e la potenza delle emozioni in gioco non può che colpire lo spettatore, scosso nella visione dal disperato grido di Tommy contro il cielo. I tre protagonisti mettono in atto una vera e propria gara di bravuta, dalla quale esce a testa alta perfino la commercialissima Keira Knightley. Oltre che nella trasposizione delle parole di Ishiguro, Romanek rapisce lo spettatore con un sapiente uso delle immagini, rimandi e contrasti che raggiungono anche subliminalmente la coscienza: una barca arenata sulla spiaggia fa da sfondo alle avventure marinaresche lette da Kathy a Tommy, triste monito dell’unica destinazione loro concessa; uccelli in volo rimandano per tutto il film a sogni di libertà, il cui destino è rivelato dai pezzi di plastica lasciati al vento sul filo spinato, spinti da un vento che non avrà mai ragione del loro essere prigionieri. Emotivista, certamente; retorico, a volte; Romanek riesce comunque a centrare il bersaglio, rappresentando non una lotta per i diritti (in)umani quanto tre vite anormali di tre persone normali, lasciando poi la scelta, con tutto ciò che ne consegue, allo spettatore. Non lasciarmi non è un film da prendere alla leggera: è una domanda che attende una risposta, da tutti.

TITOLO ORIGINALE: Never Let Me Go

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