AL CINEMA: Kick-Ass

KICK-ASS di Matthew Vaughn. Con Aaron Johnson, Chloë Moretz, Nicolas Cage, Mark Strong. USA, GB, 2010. Azione.

Tratto dall’omonimo fumetto di Mark Millar e John Romita Jr., Kick-Ass ha vinto sei premi internazionali ed ha ricevuto ventitré nominations. Dave Lizewski è un ragazzo newyorkese come tanti altri, un nerd che divide la propria vita fra gli amici ancora più sfigati di lui, internet e i fumetti. Proprio da questi ultimi prende l’iniziativa di “combattere il crimine” in città: con una muta da sub verde ed un paio di manganelli, usando il colorito nome di Kick-Ass, Dave comincia a pattugliare le strade della Grande Mela. Nonostante le sue prime uscite siano un mezzo disastro, e lo stesso Dave risulti gravemente ferito al seguito delle sue ronde, Kick-Ass diventa presto un fenomeno del web e la sua notorietà sale alle stelle. Nessun problema, fino a quando altri giustizieri, ben più organizzati di lui, fanno strage degli uomini del signore della droga Frank D’Amico, che incolperà Kick-Ass degli attacchi…

Portare al cinema il Kick-Ass di Mark Millar, violento, scorrettissimo, con elementi quasi improponibili per un pubblico di massa, è stata una vera impresa: tra falsi annunci, produzioni sospese a causa dei contenuti forti del copione e distribuzioni boicottate un po’ dappertutto (Italia compresa), l’ennesimo cinefumetto targato Marvel Comics (più precisamente la sua linea per adulti, la Icon) rischiava di rimanere nel limbo dei progetti mai portati a termine. La perseveranza di Vaughn, regista inglese che si era fatto conoscere con Stardust, è probabilmente l’unico motivo per cui Kick-Ass è finalmente approdato nelle sale, oltre alla smisurata richiesta dei fan ed alle pressioni di Mark Millar, annoverato fra i produttori assieme al collega John Romita Jr. ed al divo Brad Pitt, fan del fumetto. Ora, la poetica di Millar è, da un punto di vista di strumenti narrativi, essenzialmente simile a quella di Frank Miller, pur militando i due su fazioni politiche opposte: la violenza, grafica e verbale, è il mezzo privilegiato per impressionare il lettore ed imporre la propria visione del mondo attraverso una continua ed ironica estremizzazione di alcuni suoi aspetti; Matthew Vaughn fa suo il linguaggio di Millar, e realizza un film che, per quanto presenti svariate differenze rispetto alla fonte (il finale poi quasi snatura il personaggio, ma lo rende più accettabile al grande pubblico), segue essenzialmente la linea di pensiero dell’autore. Il risultato, quindi, è una vera e propria tarantinata: Kick-Ass è ironico, cinefilo, iperviolento, esagerato, avvincente, disturbante, politicamente scorretto. L’elemento cardine attorno cui ruotano tutte le polemiche che il film ha incontrato a giro per il mondo è Chloë Moretz, il cui personaggio, Mindy Macready aka Hit-Girl, è una psicopatica bambina di undici anni sboccata e violenta, che macella i nemici a colpi di katana e pistole: è proprio Hit-Girl, nella sua incredibilità, ad essere il più perfetto sunto del film, un baraccone che si diletta di se stesso e che trova nello spiazzare e nello scandalizzare il suo punto di forza. Sinceramente, troppo poco. Senza nulla togliere alla discreta satira sociale che si può evincere da un film come Kick-Ass, la confezione è fin troppo preponderante sull’assunto vero e proprio, e privare i personaggi di Dave “Kick-Ass” Lizewski (Johnson) e Damon “Big Daddy” Macready (Cage) di gran parte della loro “sfiga” presente nei fumetti ne diminuisce senso e carica. Da ultimo, si ha un prodotto che probabilmente soddisferà i fan del lavoro di Millar e gli appassionati di Tarantino e simili, ma che di per sé non presenta altro che la propria scorrettezza e la propria provocatorietà. Decisamente troppo poco.

TITOLO ORIGINALE: Kick-Ass

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2 Comments

  1. Secondo me è un grande film anche perché riesce a mescolare ironia, autoironia, parodia, riflessione, azione, divertimento e violenza in maniera molto brillante e soprattutto trascinante (un po' alla tarantino è vero). Poi aggiungiamoci la colonna sonora fantastica e una Hit girl da standing ovation è il risultato non può che essere il totale apprezzamento. Almeno da parte mia ovviamente.

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