SKY MAX, 22.40: RoboCop – Il futuro della legge

ROBOCOP – IL FUTURO DELLA LEGGE di Paul Verhoeven. Con Peter Weller, Nancy Allen, Miguel Ferrer, Kurtwood Smith. USA, 1987. Fantascienza.

Primo film di un fortunatissimo franchise, RoboCop – Il futuro della legge ha vinto undici premi internazionali, fra cui un Oscar (Miglior Montaggio Sonoro) ed ha ricevuto dodici nominations, due delle quali sempre agli Oscar (Miglior Montaggio e Miglior Sonoro). Detroit, prossimo futuro: le strade sono ormai governate da gang criminali sempre più violente ed organizzate, mentre la multinazionale OCP riesce ad ottenere per contratto la proprietà privata dell’intera città. Volendo migliorare la propria immagine, la OCP decide di impegnarsi seriamente nella lotta al crimine, appoggiando un progetto di ricerca di cibernetica volto a creare dei super poliziotti. Dopo un primo, disastroso fallimento, la OCP riesce a trasformare il corpo dell’agente Alex Murphy, caduto sul campo, in RoboCop, il primo prototipo di poliziotto cyborg, la nuova frontiera della guerra al crimine. Ma i ricordi e le emozioni di Murphy non sono del tutto morti…

Verhoeven, regista olandese che opera su suolo statunitense, usa la fantascienza per esprimere il proprio, solitamente spietato e cinico, giudizio sulla società contemporanea. Con RoboCop – Il futuro della legge si ha un vero e proprio prototipo della fantascienza sociale, violenta e distopica, che sarà poi ripresa con Atto di forza e Starship Troopers – Fanteria dello spazio: un paesaggio mostruoso ma futuribile, una totale sfiducia nel genere umano in quanto tale, una demolizione satirica e crudele delle strutture del “viver civile” normalmente inteso. Verhoeven non presenta illusioni sul futuro delle megalopoli americane (ma non solo…): il crimine organizzato è ed è sempre stato più organizzato, appunto, delle forze dell’ordine, ed ha da sempre rappresentato la principale e più potente forza militare di una città, inevitabile, dunque, che il governo, se non de iure certo de facto, passi nelle mani delle gang, con l’unico risultato di una costante e distruttiva guerra civile, a fare le spese della quale è sempre la cittadinanza. La guerra al crimine viene attuata solo sulla base dell’interesse economico: in questo caso, la OCP (Omni Consumer Product, che, dagli armamenti alle lattine, produce di tutto), che vuole demolire Detroit per costruire la utopistica Delta City, la avvia a scopo puramente propagandistico e pubblicitario, sempre a spese dell’essere umano in quanto tale. RoboCop, infatti, è una creatura tragica, un uomo-macchina nato dalle ceneri dell’uomo-carne, una sorta di moderno mostro di Frankenstein perseguitato dai residui della propria umanità: la tecnologia è vista come un innesto deumanizzante, un elemento distruttivo nella vita umana che, per quanto di sicura utilità dal punto di vista pragmatico, distrugge l’anima di chi ne è sottomesso. Il linguaggio del film indugia spesso su una violenza grafica disturbante, su cinici ritratti di una società allo sbando, in cui l’economia ha preso il posto della politica ed in cui le persone non valgono più del proiettile usato per ucciderle: questo tipo di rappresentazione presenta sempre il rischio dell’autocompiacimento, e Verhoeven non è abbastanza equilibrato da non indugiarci. Rimane il fatto, però, che RoboCop – Il futuro della legge è e rimane uno dei film di fantascienza più rappresentativi degli anni ’80, un cupo sguardo sul futuro che inquieta, scuote, spaventa. Decisamente efficace.

TITOLO ORIGINALE: RoboCop

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