SKY CINEMA 1, 21.10: The Truman Show

THE TRUMAN SHOW di Peter Weir. Con Jim Carrey, Laura Linney, Ed Harris, Noah Emmerich. USA, 1998. Drammatico.

Tredicesimo film di Peter Weir, The Truman Show ha vinto ventinove premi internazionali ed ha ricevuto trentasette nominations, tre delle quali agli Oscar (Miglior Regia, Miglior Attore Non Protagonista a Harris, Miglior Sceneggiatura Originale). Truman Burbank è un normalissimo impiegato, trentenne, che vive nella pacifica cittadina di Seahaven e divide la propria vita fra lavoro, vita matrimoniale ed uscite col migliore amico Marlon. C’è solo un particolare fuori dal comune: la vita di Truman è tutta una farsa creata ad arte per uno spettacolo televisivo: la cittadina è in realtà un enorme studio televisivo e tutti gli abitanti, compresi amici e familiari, sono attori, l’unico a non esserne consapevole è lo stesso Truman.

Ci sono film che segnano un’epoca, che introducono il cinema autoriale dove meno ci si aspetta e che condizionano così un’intera generazione di spettatori, portandoli a concepire l’intrattenimento come qualcosa di più, come un organo pensante, uno strumento che può rivelarsi arte e profonda riflessione politica e sociale. The Truman Show, per esempio, ha portato i ragazzi cresciuti con i film demenziali di Jim Carrey a ritrovare il proprio beniamino in un ruolo decisamente inedito, senza boccacce o trame sconclusionate, senza ammiccamenti o personaggi cerebrolesi, in un incubo futuribile che, se da un lato strizza l’occhio all’Orwell di 1984, dall’altro si interroga in modo tutt’altro che banale sul fenomeno, allora nascente, dei reality show. La storia di Truman (e il nome non è un caso: True – Man, l’uomo vero, l’unico in mezzo ad un mondo di attori) è quella di un uomo spogliato della propria umanità, la cui intera vita è un divertente ed appassionante teatrino per il resto del mondo. Già, perché non solo Christof (anche qui un nome parlante: Christ – Off, assenza del divino, strumentalizzazione diabolica dell’umano) ed il suo staff risultano essere i “cattivi” della situazione: il pubblico a casa non è da meno, una massa umana abituata alle peggiori nefandezze ed ingiustizie, che non trova niente da ridire a che un bambino sia venduto, appena nato, ad uno show televisivo, e che sia perciò ridotto a spettacolo e ludibrio per un mondo che proietta la propria vita sul piccolo schermo, che vive di emozioni riflesse, come un parassita che assimila da altri organismi sostanze che non è più in grado di produrre autonomamente. Truman è protetto e custodito in un mondo che non sa essere su misura per lui, ma è anche libero, incapace di godere della propria scelta nella misura in cui non sa di averne una: la ribellione contro il sistema è un atto estremamente coinvolgente, con una battuta finale incisiva e davvero liberatoria, un momento che nella vita personale del protagonista ha una portata ed una grandezza storiche, ma che per il resto del mondo è puro show: “Cosa c’è sugli altri canali?” è l’ultimo commento, in chiusura, alle vicende del più estremo fra i reality, una chiusa che insiste sul’assuefazione, sulla mancanza di senso critico e della realtà, di un pubblico pagante che chiede solo di poter vivere altre vite rispetto alle proprie e che finisce col perdere la distinzione. Il cast è in assoluto stato di grazia, a partire da un Jim Carrey mai così convincente (anche se il suo nome non appare nei titoli di coda, in cui figura un geniale “Truman Burbank nel ruolo di se stesso”) ed un Ed Harris inquietante nel suo reale attaccamento ad un ragazzo che ha visto crescere per vent’anni, un “creatore” che è parodia del Creatore, un uomo che vorrebbe essere Dio e che finisce col ridursi a mero burattinaio di una vita non sua. I significati sociologici, filosofici, e perfino teologici, dell’avventura di Truman, che parte da una telecamera nella culla e finisce partendo per il Nuovo Mondo con la Santa Maria, sono potenzialmente infiniti, ed è proprio qui che sta la grandezza del film, nella serie inesauribile di contenuti, di simboli, di riferimenti a quella che nel ’98 era attualità e che oggi è storia, ed a quella che nel ’98 era un’immagine futuristica ed oggi è realtà. The Truman Show è un film che parla e costringe ad ascoltare, che coinvolge emotivamente senza pretendere l’accantonarsi della sfera razionale: praticamente un capolavoro.

TITOLO ORIGINALE: The Truman Show

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