AL CINEMA: Habemus Papam

HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti. Con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Camillo Milli. Italia, 2011. Commedia.

Undicesimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam verrà presentato alla 64° edizione del Festival di Cannes. Roma: il Santo Pontefice è appena morto, ed i cardinali sono riuniti in Conclave per votare il successore. Contro ogni previsione, viene eletto il cardinale francese Melville, che riluttante accetta la nomina. Al momento della presentazione dal balcone, però, il nuovo Papa ha una violenta crisi nervosa, che lo spinge a fuggire nelle sue stanze prima di essere annunciato al mondo cattolico. In evidente imbarazzo, il consiglio cardinalizio si risolve a chiamare il professor Brezzi, famoso ed abile psichiatra, incaricato di aiutare Melville a superare dubbi ed insicurezze. Complici le ristrettezze imposte dalla Santa Sede, il tentativo fallisce, e quando, in straordinaria uscita assieme al portavoce della Santa Sede, il neoeletto fugge per le strade della capitale, la situazione si complica…

Era dai tempi de La Messa è finita che Moretti non si confrontava con l’elemento spirituale, trascendente, insomma: religioso, ed anche allora la sua era stata più che altro una riflessione sull’uomo sacerdote, sul suo ruolo e sulla possibile inadeguatezza ad esso da parte di una persona “normale”, piuttosto che un vero interrogarsi su un Dio (sempre negato) o su una particolare responsabilità spirituale. Niente cambia con Habemus Papam: pur raccontado la storia di un neoeletto Papa in crisi depressiva, schiacciato dalle responsabilità legate al proprio ruolo, di religione si parla poco o niente, e tutto rimane in ambito prettamente umano. Il film si apre con scene di grande cinema: il Conclave, l’attesa, le preghiere silenziose, fno all’elezione ed al grido disperato del nuovo Pontefice, sono scene splendide, di un’intensa umanità, ricche di emozione e tecnicamente superbe. Quando entra invece in scena il personaggio di Moretti, il professor Brezzi (usato, assieme a quello di Margherita Buy, per tirare qualche stilettata alla psicoanalisi), i toni cambiano di colpo, e si perde del tutto l’equilibrio fra dramma e farsa, fra la piccola tragedia di un piccolo uomo con una grande chiamata ed il grottesco torneo di pallavolo organizzato dallo psicanalista fra i cardinali di tutto il mondo. Ora, vero che il film di Moretti è innanzitutto un inno all’inadeguatezza ed all’umiltà di riconoscerla (anche se quella che qui si fa passare per virtù Dante l’aveva chiamata “viltade”), ma il messaggio subcutaneo è più che palese: l’inadeguatezza principale non è solo quella di Melville (straordinario Piccoli) nei panni bianchi del Papa, ma anche e soprattutto quella della Chiesa cattolica presa in toto nei confronti di un mondo che è andato avanti e si è evoluto (non casuale il dibattito sul darwinismo fra Brezzi ed uno dei cardinali) al contrario dell’istituzione clericale, ancora legata a tradizioni e mentalità più che antiquate (“Cardinale, palla prigioniera non esiste più da cinquant’anni!” esclama uno sconfortato Brezzi a chi proponeva un’alternativa alla pallavolo). Niente intrighi di corte, satire su IOR o pedofilia dei prelati, accuse politiche o antireligiose: in Habemus Papam, piuttosto, si (intra)vede una Chiesa stanca e perennemente arroccata su posizioni anacronistiche, arroccata in una turris eburnea lontana dal mondo “reale” (“Signori, cosa potete saperne voi che restate chiusi qui dentro?” chiede il portavoce ai cardinali), e perfino Il gabbiano di Cechov viene usato per calcare la mano su una posizione che, se anticlericale non è, poco ci manca (notare a che punto dell’opera fa la sua apparizione la suora, a teatro). Con Il caimano Moretti ha criticato un mondo che conosce bene, quello dell’Italia della politica e del cinema; sembra che lo stesso voglia fare con Habemus Papam, ma stavolta il passo è più lungo della gamba: attribuendo ai propri personaggi posizioni preconciliari e dipingendo (volutamente?) solo un aspetto più che superficiale di una realtà complessa e sfaccettata come quella del cattolicesimo, il regista romano manca il bersaglio, non conclude e non si sbilancia né sul piano della farsa né su quello del dramma personalista. La libertà di opinione non è solo un diritto, è una responsabilità: prima di tutto, di informarsi di ciò di cui si parla.

TITOLO ORIGINALE: Habemus Papam

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4 Comments

  1. al di là delle analogie a livello di trama, ho visto grosse somiglianza tra habemus papam e la messa è finita: in entrmabi si parla di uomini che si sentono inadeguati al loro ruolo e al mondo in cui vivono, e il monologo finale dei due film è, in qualche modo simile. Cmq habemus papam è un buon film, anche se non a livello de Il caimano o di altri gioiellini della cinematografia morettiana. Grandissimo Piccoli.

  2. E' una delle recensioni più dure su questo film, non mi è parso così malvagio, anche il personaggio di Moretti ha una funzione più sdrammatizzante che altro, a mio parere.

    Non ho nemmeno visto l'anticlericalismo, la Chiesa è vista in maniera bonaria da un uomo senza fede, certi anacronismi sono ben visibili a tutti, che poi Moretti ci calchi la mano volutamente, non so…

  3. Fondamentalmente mi è piaciuto,Moretti ha tracciato una storia vera,ha guardato l'uomo che non conosciamo,che vediamo solo come figura religiosa.Divertente Moretti che interagisce con i Cardinali per ingannare l'attesa…

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