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SCREAM di Wes Craven. Con Neve Campbell, Rose McGowan, Skeet Ulrich, David Arquette. USA, 1996. Thriller.

Ispirato alla vicenda dello Squartatore di Gainesville, Danny Rowling, Scream ha vinto sette premi internazionali, fra cui tre Saturn Awards, ed ha ricevuto altre quattro nominations. La piccola cittadina di Woodsboro è sconvolta dal brutale omicidio di Casey Becker, studentessa, e del suo fidanzato, ritrovati entrambi massacrati a colpi di coltello. L’assassino, contraddistinto da una maschera rassomigliante L’urlo di Munch, tenta poi di aggredire un’altra studentessa, Sidney Prescott, ma fallisce. La ragazza sospetta del fidanzato, Billy Loomis, che si presenta sulla scena con un cellulare che potrebbe essere quello usato per le telefonate minatorie ai danni di Sid: arrestato Billy, l’incubo sembra finito, ma nuovi omicidi rendono presto noto che l’assassino è ancora in libertà…

Con Scream ha inizio una delle saghe più celebri, e spesso fraintese, del thriller/horror contemporaneo, e Wes Craven è riconfermato alle vette di un genere che da lui e dai suoi coetanei ha ricevuto nuova linfa negli anni ’70. A differenza di altri film del genere, però, Scream non è assolutamente da prendersi sul serio: l’intento di Craven è e rimane quello di realizzare una parodia del thriller adolescenziale, un concentrato di luoghi comuni che mettano in risalto l’ormai endemica ripetitività dei meccanismi narrativi dell’horror adolescenziale, in particolar modo il sottogenere slasher (serial killer più o meno sovrumano che si diletta nello smembrare in maniera più o meno fantasiosa giovani studenti ignari). Il gioco, perlopiù metacinematografico, è semplice: dopo aver visto tonnellate di horror tutti uguali, solo uno stupido non sopravviverebbe alle prese con un maniaco, visto e considerato che le regole ormai sono risapute: 1) mai fare sesso (Venerdì 13 insegna che i vari Jason privilegiano attaccare coppiette appartate) 2) mai ubriacarsi o drogarsi (sono sempre i santerellini che alla fine la spuntano) 3) mai dire “Torno subito” (un classico). Nell’enumerare e codificare le regole, Craven le stravolge al contempo, si autocita ed autodileggia, conclude con un lapidario “Non nel mio film!” a ribadire la ricerca di originalità e fantasia che sempre dovrebbe contraddistinguere i cineasti, che spesso invece preferiscono adagiarsi su meccanismi triti e ritriti. Il resto lo fa la brillante ed adrenalinica sceneggiatura di Kevin Williamson, che riesce a mimetizzare bene il film e lo fa apparire un sottoprodotto del genere che invece viene messo alla berlina. Fra citazionismi infiniti, rimandi da veri cinefili ed ammiccamenti al pubblico, scatenando una nutritissima e quasi sempre malriuscita serie di emuli ed ulteriori parodie, Scream si impone all’immaginario collettivo, influenza il genere, riavvia una moda (con risultati spesso disastrosi) e, tramite la propria attenta disamina, spesso non capita, riconferma gli stereotipi che condanna. Un meccanismo geniale.

TITOLO ORIGINALE: Scream

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