RAITRE, 01.35: Distretto 13: Le brigate della morte

DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE di John Carpenter. Con Austin Stoker, Darwin Joston, Laurie Zimmer, Tony Burton. USA, 1976. Thriller.

Remake di Un dollaro d’onore di John Ford, Distretto 13: Le brigate della morte è il secondo film di John Carpenter. Los Angeles: il ghetto di Anderson è ormai in preda ad un’ondata di violenza, causata da gang e bande giovanili in guerra aperta con la polizia. Il tredicesimo distretto viene trasferito al centro del ghetto per poter meglio controllare le bande, proprio quando i Voodoo, una delle gang, cerca obiettivi per vendicarsi. Quando una bambina rimane uccisa ed il padre, in preda alla rabbia, uccide di rimando il capo dei Voodoo, la violenza esplode: l’uomo, inseguito dalle bande, si rifugia nel distretto di polizia, che in poco tempo si ritrova assediato da teppisti ben armati e numerosi. A difenderlo, il tenente Bishop, fresco di nomina, che supervisionava il trasloco, e Napoleone Wilson, un prigioniero condannato alla sedia elettrica.

Dopo l’esordio con Dark Star, Carpenter venne contattato dalla CKK Corporation, una casa di produzione di Philadelphia, che gli mise a disposizione un budget di 100000$ e completa carta bianca per quanto riguarda il genere ed i contenuti del suo film successivo. L’idea di Carpenter era quella di girare un western, ma i fondi piuttosto esigui lo costrinsero a cambiare progetti. Rimanendo fermo nell’idea di omaggiare il proprio idolo, John Ford, Carpenter allora ebbe l’idea di girare un remake sui generis di Un dollaro d’onore, ambientandolo ai giorni nostri, in un contesto decisamente più urbano del Far West. Il risultato è un vero e proprio cult intergenerazionale, un film che per molti versi ha segnato la storia del cinema, introducendo un genere “misto” che avrà decisamente fortuna, e sicuramente ha caratterizzato la carriera e la poetica di Carpenter stesso. Distretto 13: Le brigate della morte ha senza dubbio un’anima western, con personaggi laconici “alla vecchia maniera”, perfettamente incarnati dal memorabile Napoleone Wilson di Darwin Joston (che, al tempo, era il vicino di casa di Carpenter e gli servì come musa per la creazione del personaggio, poi realmente affidatogli), assalti alla diligenza, assedi al forte e via dicendo. Molto forte anche la componente horror, che contamina il film con atmosfere claustrofobiche, una fotografia fra le più oscure, un montaggio serrato (operato dallo stesso Carpenter con lo pseudonimo di John T. Chance, il personaggio di John Wayne in Un dollaro d’onore), una colonna sonora incalzante e terrificante e, soprattutto, dei nemici che, più che persone, sono una vera e propria forza della natura, spersonalizzati, reificati in una sorta di violenza incarnata e cieca, che non ha scopo se non la distruzione in sé. Le gang del film si rifanno a rituali antichi (il “cholo”) ed incarnano un’anima nera ed ancestrale che non ha mai abbandonato l’America: fra nativi americani e voodoo, le antiche tradizioni sembrano incarnarsi nel film di Carpenter in una massa informe di creature della notte assetate di sangue e vendetta, senza possibili caratterizzazioni che non siano la brutalità stessa. Fra i film più vietati e censurati, in gran parte per l’omicidio della bambina in apertura, Distretto 13: Le brigate della morte ha inaugurato il western ibrido che ha poi caratterizzato gran parte della filmografia carpenteriana, e non solo, ed ha dato alla neonata corrente new horror un nuovo modo per esprimersi, in un soprannaturale che nasconde se stesso e si camuffa nell’urbanesimo delle metropoli. Epocale.

TITOLO ORIGINALE: Assault on Precinct 13

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