RAIMOVIE, 04.30: Memento

MEMENTO di Christopher Nolan. Con Guy Pearce, Joe Pantoliano, Carrie-Anne Moss, Jorja Fox. USA, 2000. Thriller.

Tratto dal racconto Memento mori di Jonathan Nolan, Memento ha vinto quarantadue premi internazionali ed ha ricevuto trentaquattro nominations, due delle quali agli Oscar (Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio). Leonard Shelby era un investigatore assicurativo, fino al momento in cui la moglie Catherine venne stuprata ed uccisa da due malviventi. Tentando di proteggerla, Shelby fu colpito alla testa, subendo danni cerebrali irreversibili: incapace di assimilare nuovi ricordi, ora Leonard dimentica ogni cosa dal momento dell’incidente in poi, ogni due minuti. Il desiderio di vendetta, però, non si è placato, e Leonard continua a tatuarsi addosso ogni informazione che riesce a trovare, nella speranza di rintracciare un giorno il responsabile della sua situazione ed ucciderlo…

Al suo secondo film, Nolan conferma la sua dichiarazione artistica d’intenti: sempre fare assumere, al pubblico, il punto di vista del protagonista, quest’ultimo il più confuso e fallace possibile. In Memento, Lenny Shelby (un bravo ma non eccezionale Guy Pearce) soffre di perdita di memoria a breve termine, e non ricorda niente di più di due minuti precedente all’azione: lo spettatore si trova nella stessa identica situazione, con un montaggio più unico che curioso, con ogni scena che segue quella successiva, in un processo a ritroso che porta il pubblico, che parte assolutamente ignaro di quanto stia succedendo sullo schermo, ad una maggiore consapevolezza degli eventi. Memento è probabilmente il primo giallo della storia in cui è necessario indovinare l’inizio piuttosto che la conclusione, anche se, complice montaggio e regia, i due coincidono. La memoria è il tema centrale del film, un nodo nevralgico che accompagna le riflessioni del protagonista come del regista: Shelby perde la propria identità nel momento in cui perde la memoria, i ricordi formano la persona, costruiscono la sua vita; al momento, però, in cui questi ricordi possono essere manipolati (da causa più o meno esterne), il concetto stesso di identità sfuma, sbiadisce, e la stessa persona può assumere ruoli diversi all’interno della stessa giornata, a seconda di quale “versione di se stesso” gli viene presentata. Nolan avvia una riflessione che è insieme filosofica, psicologica e (meta)cinematografica, un percorso oscuro nei meandri della mente umana che costringe lo spettatore per primo ad uno scontro con se stesso, assistendo al travaglio di un uomo che inconsapevolmente vive la propria vita seguendo come un oracolo i tatuaggi e gli appunti che un altro sé ha sparso come briciole di pane. Bravi gli interpreti, ottima la regia, inquietantissima la colonna sonora di David Julyan, Memento è un’opera, non un mero lavoro, un’indagine, che trascina il pubblico in un tunnel di interrogativi che spesso si vorrebbe non trovassero risposta. Spettacolare.

TITOLO ORIGINALE: Memento

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