RAIMOVIE, 21.00: Le vite degli altri

LE VITE DEGLI ALTRI di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Ulrich Mühe, Martina Gedeck, Sebastian Koch, Ulrich Tukur. Germania, 2006. Drammatico.

Film d’esordio di Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri ha vinto sessantadue premi internazionali, fra cui un Oscar (Miglior Film Straniero), ed ha ricevuto ventuno nominations. Berlino Est,1984: Gerd Wiesler, capitano della Stasi, la polizia segreta del regime comunista, riceve l’incarico di tenere sotto controllo lo scrittore teatrale Georg Dreyman. Wiesler mette cimici in casa dell’artista e tiene costantemente sotto controllo il suo telefono, spiando ogni sua mossa e diventando l’invisibile testimone della vita sua e della compagna Christa-Maria Sieland, attrice. A poco a poco, Wiesler capisce che il ministro della cultura Hempf ha ben altri motivi dello zelo patriottico per voler incriminare Dreyman, e si avvicina pericolosamente alla causa dello scrittore…

Da un regista esordiente, causa pregiudizi legati a qualsiasi arte o disciplina, ci si aspetta generalmente poco: un film come Le vite degli altri afferma senza ombra di dubbio la falsità di questo tipo di preconcetti, e lancia nell’empireo degli Autori l’appena trentatreenne Florian Henckel von Donnersmarck. Lontano dal filone tedesco del cinema “d’espiazione”, von Donnersmarck realizza un inquietante ed inedito affresco della DDR (Deutsche Demokratische Republik), addentrandosi nei meandri delle attività della polizia di stato, la Stasi, che, nonostante la minore “fama”, niente aveva da invidiare al KGB russo. Il punto di vista è quello di Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7, che nel 1984 (il rimando a Orwell, nel nome e nella data, e tutt’altro che casuale) passa gradualmente da spia ad angelo custode di una coppia di artisti della Berlino Est comunista: Ulrich Mühe è un protagonista che non si dimentica, incisivo, vivo, abbastanza reale da commuovere ed appassionare. Mühe si era già occupato da privato dell’attività della Stasi, che peraltro aveva un fascicolo su di lui (era stato messo sotto inchiesta dall’ex moglie), ed il suo approccio personale alla pellicola è prezioso ed unico (purtroppo, l’attore è morto di cancro allo stomaco l’anno dopo l’uscita del film). Tutti i protagonisti trovano un ruolo nella storia, vista come una sorta di dramma teatrale da Wiesler e dallo spettatore con lui: l’eroe riluttante, Dreyman, è incarnato da uno straziante e straziato Sebastian Koch, che accompagna l’evoluzione del personaggio da succube passivo dell’ingiustizie del regime a “partigiano” che lotta per la propria libera coscienza; l’eroina è Christa-Marie Sieland, una Martina Gedeck in splendida forma,divisa fra l’amore per il suo compagno e quello per il teatro, che la spinge fra le braccia di un altro uomo; i “cattivi” sono incarnati dal viscido e opportunista tenente Gubritz di Ulrich Tukur e dal bieco e maligno ministro Hempf di Thomas Thiene, che incarnano il Potere nella sua forma più ottusa, egoista e repressiva. Le vite degli altri ricorda Brecht, usa Beethoven per muovere la trama e le anime, omaggia chi ha combattuto ed insiste per ricordare un pezzo di Storia troppe volte trascurato, il tutto con una regia magistrale, nonostante l’inesperienza, ed una capacità emotiva mai banale. Nella maniera più assoluta, un capolavoro.

TITOLO ORIGINALE: Das Leben der Anderen

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