RAIMOVIE, 04.35: Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera

PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO…E ANCORA PRIMAVERA di Kim Ki-duk. Con Oh Young-su, Kim Ki-duk, Kim Young-min, Ha Yeo-jin. Corea del Sud, 2003. Drammatico.

Nono film di Kim Ki-duk, Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera ha vinto dodici premi internazionali, ed ha ricevuto altre sette nominations. In un isolato monastero buddista, che galleggia su un lago in mezzo alle montagne, un anziano monaco insegna al proprio giovane discepolo il rispetto per la vita e per l’armonia che lega ogni cosa in natura. La pace del monastero sembra infrangersi allorché viene portata al vecchio santone una ragazza malata, che deve ricevere delle cure. Il monaco accetta di prenderla con sé per il tempo della guarigione, ma la presenza della ragazza sembra turbare il suo giovane discepolo…

Guardando la filmografia del coreano Kim Ki-duk, si nota come Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera rappresenti una vera e propria cesura rispetto ai suoi primi lavori, un punto di svolta in una filmografia spesso erratica ed eterogenea. Nonostante alcune pecche, quindi, questo film resta un caposaldo del suo percorso autoriale: per arrivare da Crocodile a Ferro 3 – La casa vuota, da Bad Guy a Time, la sosta meditativa e mistica di Primavera, estate è fondamentale. La pellicola si articola in cinque capitoli ben distinti, uno per ogni stagione della vita del protagonista, durante i quali vengono rappresentati gioie, dolori, rabbie, ritorni alla serenità e crescite di un uomo, sì, che vuole però essere simbolo di un’umanità universale (non a caso, il monaco adulto è interpretato proprio da Kim Ki-duk). Dall’infanzia alla vecchiaia, la vita del monaco si svolge toccando ogni aspetto della vita umana, dalla crudeltà infantile alla gioia del crescere e dell’imparare, dalla curiosità adolescenziale agli sbandamenti, dalle ansie dell’età adulta all’espiazione delle proprie colpe, dalla serenità della vecchiaia allo stupore per l’inizio di un nuovo percorso. Kim Ki-duk si lascia spesso andare a facili retoriche e voli pindarici, inserisce fin troppe simbologie e risente di una narrazione di ampissimo respiro, ma non può fare a meno di affascinare con una meditazione decisamente sentita sulla vita ed i suoi misteri, con una regia discreta abbastanza da mantenere nello spettatore l’illusione di stare effettivamente assistendo ad una esistenza, un respiro lento come la vita stessa, che porta angoscia come serenità. Splendida l’ambientazione, un piccolo monastero ricostruito su una zattera in mezzo al lago Jusan: vero e proprio coprotagonista, quello che a conti fatti è poco più che un capanno diventa un’oasi di pace e preghiera, un luogo dove assaporare il succedersi delle stagioni senza correre attraverso di esse, un tempio in cui il tempo è un amico benvenuto e non un avversario da sconfiggere o da cui fuggire. Laddove non appassiona, Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera affascina, cattura, seduce, con la forza di una tradizione millenaria ed il sottile ma onnipresente richiamo alla calma ed alla serenità che assilla i membri della società odierna; per Ki-duk, una pausa riflessiva che darà immancabilmente i suoi frutti, per lo spettatore, una finestra su un mondo che sta sparendo, ad esclusivo svantaggio dell’umanità intetra.

TITOLO ORIGINALE: Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom

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