IRIS, 23.20: π – Il teorema del delirio

π – IL TEOREMA DEL DELIRIO di Darren Aronofsky. Con Sean Gullette, Mark Margolis, Ben Shenkman, Pamela Hart. USA, 1998. Thriller.

Esordio cinematografico di Darren Aronofsky, π – Il teorema del delirio ha vinto nove premi internazionali, fra cui quella alla regia al Sundance Film Festival, ed ha ricevuto altre sette nominations. Maximillian Cohen è un eccentrico matematico, dall’intelletto geniale ma dai molti disturbi, che vive in quasi completo isolamento nel proprio appartamento. Convinto che la matematica sia il linguaggio universale della natura, e che tutto sia traducibile in schemi algebrici, si dedica a cercare un’equazione per prevedere le quotazioni di borsa, solo per attirare l’attenzione di una poco raccomandabile azienda che vuole sfruttarlo per fare fortuna a Wall Street. Quella di borsa, però, non è l’equazione più sconvolgente su cui Cohen lavora: spinto da un conoscente studioso di cabala ebraica, il matematico si spinge a ricercare l’equazione che rivela il vero nome di Dio…

L’esordio del newyorkese Aronofsky non si presta certo a facili interpretazioni, né può essere accusato di cercare i gusti di un pubblico commerciale. π – Il teorema del delirio è un film personale (lo stesso Aronofsky viene da famiglia ebrea), sicuramente indipendente, misticistico ma non irrazionale. Partendo da una riflessione sul genio umano e la sua sregolatezza, Aronofsky arriva alla conclusione che l’eccessiva intelligenza è una vera e propria malattia, che lede la felicità e perfino la sanità mentale di chi la contrae, tornando ad una concezione quasi dostoevskjana di semplicità e povertà spirituale. Girato in un bianco e nero estremamente poco definito, che a tratti quasi compromette la comprensione della vicenda, e reso ipercinetico ed instabile dall’utilizzo di una camera a spalla quanto mai nevrotica, π trascina lo spettatore in un incubo di razionalità estrema, una serie di formule numeriche che tornano ad ogni angolo, albergano libri (anche e soprattutto religiosi, come insegna la scuola cabalistica ebraica) e perfino giochi (il protagonista si intrattiene spesso in partite di Go con l’amico Sol), riecheggiando l’ossessione algebrica di Cohen ed infettando con essa il pubblico; il genio è però fonte di angoscia, di pericolo, di follia, e proprio nell’atto della follia, nell’autolesionismo più estremo, si riscopre la chiave di un’esistenza serena e pacifica. Il ritmo apparentemente lento nasconde in realtà un thriller metafisico ipercinetico che lascia lo spettatore senza fiato, prigioniero di una spirale di ragione e follia, di razionalismo e misticismo, capace di imprigionare l’attenzione nell’incubo bianco/nero del protagonista, a sua volta prigioniero della propria mente superiore. Aronofsky è ancora scevro delle velleità autoriali che caratterizzeranno alcuni suoi lavori successivi, e si limita con π – Il teorema del delirio a mettere su pellicola ossessioni ed inquietudini personalissime ma universali nella loro radice, con un’efficacia ancora impareggiata nella sua filmografia. Davvero, un esordio che prometteva grandi cose.

TITOLO ORIGINALE: π

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4 Comments

  1. visto!
    in verità mi ha lasciato 2 cose la visione di questo film.
    1…..un'angoscia mista ad ansia
    2….molti spunti per le mie ricerche…..mooooolti spunti!

    anche l'albero della vita, sempre stesso regista, è da vedere……
    energiaaaaaaaaaa

  2. Beh, come potrai notare dalla recensione successiva, io invece non ho proprio gradito L'ALBERO DELLA VITA: rispetto a questo, manca tutta la spontaneità di una riflessione che diventa asettica, nonostante (o a causa?) dei mezzi di gran lunga superiori…

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