ITALIA 1, 21.00: Olé

OLÉ di Carlo Vanzina. Con Massimo Boldi, Vincenzo Salemme, Daryl Hannah, Enzo Salvi. Italia, Spagna, 2006. Commedia.

Primo “cinepanettone” che vede Boldi separato da De Sica, Olé è il film d’esordio di Francesca Lodo. Una classe di liceo è in gita in Spagna accompagnata dalla professoressa di Storia dell’Arte Cataldi e dal professore di Lettere Sasà Rondinella. Quando la prima subisce un infortunio, a sostituirla viene mandato il professore di Matematica Archimede Formigoni, che però ha per il collega Rondinella un odio profondo da quando questi, anni prima, gli portò via la collega Margherita, di cui era profondamente innamorato. I due, pur non sopportandosi, si trovano perfino a condividere la stessa camera d’albergo. Durante la gita, il gruppo incontra una scolaresca di un istituto femminile americano, accompagnato dalla bella professoressa Maggie: Archimede si innamora di lei, ma anche Sasà nutre degli interessi…

Che dai cinepanettoni, specie quelli targati Vanzina, ci sia da aspettarsi poco o niente, è cosa ormai assodata. Da quando l’inossidabile coppia Boldi/De Sica ha divorziato, però, gli standard si sono fatti, se possibile, ancora più bassi. Con Olé, Boldi rivendica un’autonomia artistica (?) nei confronti dell’ex amico e collega, mantenendo però la formula delle ritrite commedie natalizie: luoghi esotici, avventure quasi picaresche, sceneggiatura zero, struttura quasi episodica ed una comicità volgare e raramente efficace. Ora, di Olé la cosa più divertente in assoluto sono i titoli di testa a cartoni animati, il che basta a considerare la qualità complessiva del film. L’umorismo, quasi esclusivamente scatologico, è tutt’al più irritante, ricicla vecchie barzellette e le mette in scena come ad una recita da scuola elementare, non diverte, si pone come davanti ad un pubblico cerebroleso. La Spagna è un puro pretesto per stereotipi da italiano con livello culturale da terza media, un contesto mai sfruttato né considerato al di là di qualche battuta in spagnolo maccheronico in bocca a Natalia Estrada e Armando De Razza (il cui personaggio, fra l’altro, cita Zorro). Il ritmo narrativo, complice la struttura ad episodi, è discontinuo ed alla lunga noioso, ed il buonismo infantile e sconclusionato rovina quel poco di trama che si era riusciti ad abbozzare. Fiero del proprio lavoro, purtroppo costantemente premiato da validissimi incassi, Vanzina cita se stesso, e regala al pubblico (sic…) spezzoni di suoi vecchi film (Selvaggi appare sulla PSP di un ragazzo) fra sponsor più o meno occulti e paesaggi da cartolina. Niente mordente, niente comicità, recitazione ai minimi storici, credibilità meno che zero, effetti speciali che, inseriti a forza, sembrano realizzati da un branco di bambini dell’asilo: Olé e simili sono malapena considerabili film veri e propri ma, chissà come, continuano a riscuotere successo.

TITOLO ORIGINALE: Olé

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