ITALIA 1, 01.45: La casa dalle finestre che ridono

LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO di Pupi Avati. Con Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Eugene Walter. Italia, 1976. Thriller.

Primo thriller diretto da Pupi Avati, La casa dalle finestre che ridono ha vinto il premio della critica al Festival du Film Fantastique di Parigi ed ha ricevuto una nomination all’International Fantasy Film Award al Fantasporto. Stefano, restauratore, viene mandato a lavorare su un affresco raffigurante il martirio di S. Sebastiano di tale Legnani, nella chiesetta di un piccolo paese della Padania. Qui, Stefano incontra Antonio, un vecchio amico, che gli racconta di aver fatto una scoperta sconvolgente. Una sera, dopo una criptica telefonata, Stefano si reca da Antonio, solo per vedere l’amico precipitare da una finestra. La polizia bolla l’evento come suicidio, ma Stefano non è convinto, e comincia ad indagare sulla scoperta che ha portato alla morte Antonio. Dopo poco, il ragazzo si accorge che tutto il paese ha molto da nascondere…

Con La casa dalle finestre che ridono, Avati cambia bruscamente genere dalle due commedie precedenti, e ritorna a toni piuttosto simili ai suoi primi due film, i due horror del ’70 Thomas e gli indemoniati e Balsamus, l’uomo di Satana. Stavolta, però, Avati azzecca la formula, e realizza un film che in poco tempo di è imposto come cult, arrivando perfino a fondare un nuovo “sottogenere”, l’horror padano, caratterizzato da un sapiente uso di un territorio omogeneo, perennemente assolato (in controtendenza rispetto al “classicismo” del terrore), quasi addormentato, che promette scheletri nell’armadio ad ogni paesino sperduto nella pianura. Girato quasi interamente nel comune di Minerbio (Bologna), La casa dalle finestre che ridono sposa sapientemente suggestioni e leggende locali (l’ispirazione per il lavoro viene da uno strano ritrovamentodurante un’esumazione avvenuta durante l’infanzia di Avati) ad inquietudini universali, e trasforma un tranquillo borgo provinciale nell’archetipo stesso dell’orrore, riuscendo a manipolare la paura e la tensione del pubblico magistralmente. Vero e proprio coprotagonista, la casa del titolo, nei pressi di Malalbergo (sempre Bologna), diventa il simbolo del “delitto di paese”, delle oscure tradizioni dei piccoli borghi che rimangono terreno inaccessibile a tutti quelli “da fuori”, sottolineando da una parte, certo, la chiusura, ma dall’altra, soprattutto, la ricchezza di tradizioni e di storia che i piccoli borghi hanno. Una storia indimenticabile, immortalata da un colpo di scena finale fra i più disturbanti e conturbanti di sempre, La casa dalle finestre che ridono vede coinvolto un ottimo cast (su tutti Cavina) al servizio di una sceneggiatura (firmata dai fratelli Avati, dallo stesso Cavina e da Maurizio Costanzo) che funziona come un meccanismo ad orologeria, impeccabile nell’uso della tensione, un crescendo di inquietudine e ansia che termina in un massacro fra i più sadici e crudeli. Non a torto, questo di Avati è uno dei thriller italiani più conosciuti ed amati anche all’estero, citato perfino da registi di genere del pari di Wes Craven. Ancora una volta, la dimostrazione che non è la sovrabbondanza di mezzi a fare il buon film.

TITOLO ORIGINALE: La casa dalle finestre che ridono

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1 Comment

  1. a me avati non sta simpaticissimo, lo reputo un pò sopravvalutato, però questo qui è proprio un grande film! un thriller con gli attributi, inquietante, sorprendente, insomma un vero pezzo di bravura!

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