AL CINEMA: Harrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

ARRIETTY – IL MONDO SEGRETO SOTTO IL PAVIMENTO di Hiromasa Yonebayashi. Con (voci) Mirai Shida, Ryunosuke Kamiki, Shinobu Otake, Kirin Kiki. Giappone, 2010. Animazione.

Tratto dalla serie di racconti per ragazzi Gli Sgraffignoli di Mary Norton, Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento ha vinto un premio alla Nippon Akademi-sho. Sho è un ragazzo cardiopatico, che viene mandato a riposo nella casa di campagna della zia prima di un delicato intervento. In quella stessa casa vive Arrietty, una Prendinprestito, esseri simili a gnomi che sopravvivono grazie alle cose buttate, abbandonate o perse dagli esseri umani. Assieme a lei abitano nella vecchia casa i due genitori, Pod e Homily. La vita dei Prendinprestito è garantita dalla segretezza della loro esistenza, perciò quando Sho scorge Arrietty potrebbe essere la fine per tutta la sua famiglia; fortunatamente, è solo l’inizio di una bellissima amicizia.

Che l’opera prima di Yonebayashi, animatore dello Studio Gibli che si era distinto nell’animazione de La città incantata e Ponyo sulla scogliera, sia scritta da Miyazaki in persona, è cosa ben visibile. Molti dei temi che Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento tocca sono infatti i classici del cinema di Miyazaki, dalla critica al consumismo (i Prendinprestito vivono con i rifiuti) all’ecologismo, all’accettazione del diverso alla voglia di vivere come motore della vita stessa. Le tradizioni di riferimento, stavolta, non sono quelle nipponiche, ma l’opera dell’inglese Mary Norton, che già aveva ispirato I Rubacchiotti di Peter Hewitt. Come al solito, le atmosfere e le ambientazioni sono fra le più affascinanti, portati in vita da un’animazione che non si arrende alla computer grafica e che continua a stupire col suo artigianale splendore. La presenza dell’inesperto Yonebayashi alla regia, però, si fa sentire: la sceneggiatura di Miyazaki è pacata, calma, quasi immobile, come per Il mio vicino Totoro, ma laddove il maestro sapeva dosare egregiamente i ritmi anche in una non-storia, Yonebayashi non riesce a districarsi bene nel lungo respiro del film, risultando in una prima parte statica, a volte noiosa, ulteriormente impoverita da una generale disattenzione all’approfondimento dei personaggi, concludendo poi con una seconda parte in cui è concentrato il grosso della trama, che porta ad una scena finale insopportabilmente didascalica (le ultime battute di Arrietty e Sho sono inascoltabili). Nel complesso, Arrietty è un’opera assolutamente minore dello Studio Gibli, che non appassiona fino in fondo, entusiasma solo per la nota attenzione minuziosa ai dettagli grafici, e regala ben pochi momenti magici. Peccato, perché con un soggetto del genere si poteva fare ben di più.

TITOLO ORIGINALE: Karigurashi no Arrietty

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