ITALIA 1, 23.00: Monster House

MONSTER HOUSE di Gil Kenan. Con (voci) Mitchel Musso, Sam Lerne, Spencer Locke, Steve Buscemi. USA, 2006. Animazione.

Secondo film realizzato con la tecnica del motion capture, Monster House ha vinto un FFCC Award ed un Sierra Award, ed ha ricevuto sedici nominations, una delle quali agli Oscar (Miglior Film d’Animazione). DJ, bambino che si sente già cresciuto, vive di fronte al signor Nebbercracker, un inquietante vecchio che scaccia in malo modo tutti coloro che passano sul suo prato. Un giorno, poco prima di Halloween, mentre gioca con il suo migliore amico Timballo, DJ sconfina nel prato di fronte per recuperare una palla da basket e Nebbercracker, che lo aggredisce, subisce un infarto; crollato privo di sensi, il vecchio viene portato via da un’ambulanza. La casa dell’anziano, da quel momento, sembra assumere una vita propria, ma solo i bambini riescono ad accorgersene…

Pur essendo stato distribuito come un cartone animato per famiglie, Monster House è in realtà una riflessione sull’infanzia chiaramente a posteriori, lo sguardo è quello di un adulto che si rivolge al proprio passato. Di conseguenza, i tempi sono insolitamente lenti per un film del genere, gli spaventi superano qualche salto sulla sedia, alcune sequenze risultano pensate non proprio per un pubblico infantile (anzi: basti pensare alla scena dell’infarto di Nebbercracker), e la storia è in generale più complessa di un normale film di animazione. Monster House è un vero e propri film horror a cartoni animati, pur con finale buonista da tradizione, ammantato da una cupa malinconia e da una tristezza sconfinata che sorprende, dato il contesto. Ottima l’animazione, realizzata con la stessa tecnica del Polar Express di Zemeckis e valorizzata dal 3D stereoscopico; la vecchia casa infestata assume un’espressività inedita, una mimica “facciale” che la rende un vero e proprio personaggio, un antagonista inquietante e malvagio. La firma di Spielberg e Zemeckis, produtorri esecutivi, è chiara nel rimpianto dell’infanzia, del suo mondo fantastico, della sua sensibilità unica vista come semplice eccesso di fantasia dagli adulti (che, nel film, sono i veri mostri: assillanti, petulanti, infantili), in un accorato invito a crescere il più tardi possibile (eco di Peter Pan, vero e proprio mito fondante della poetica spielberghiana). Il difetto principale di Monster House sta nei suoi insopportabili protagonisti, specie l’intollerabile Timballo (in originale Chowder, “zuppa di pesce”), figura estremamente realista, ma proprio per questo sconcertante e, a lungo andare, snervante. Bello invece il personaggio del vecchio Nebbercracker, doppiato in originale da Steve Buscemi, guardiano solitario dell’amore della sua vita, perduto per sempre ma eternamente presente, ancora una volta il ricordo che si fa rimpianto. Un film decisamente insolito, che ha purtroppo perso l’Oscar contro il ruffiano Happy Feet, ma la cui visione risulta decisamente interessante.

TITOLO ORIGINALE: Monster House

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