AL CINEMA: The Iron Lady

THE IRON LADY di Phyllida Lloyd. Con Maryl Streep, Jim Broadbent, Alexandra Roach, Olivia Colman. GB, Francia, 2011. Biografico.

Ispirato alla vita dell’ex Primo Ministro inglese Margaret Thatcher, The Iron Lady ha vinto dieci premi internazionali ed ha ricevuto altre diciotto nominations, due delle quali agli Oscar (Miglior Attrice Protagonista alla Streep e Miglior Trucco). Londra, 2005: la vecchia Margaret Thatcher, ex Primo ministro britannico, passa la sua vita controllata a vista dai responsabili della sua agenda e della sua sicurezza personale, prigioniera del proprio appartamento e del proprio passato. Lottando con l’incombente morbo di Alzheimer, la Thatcher è perseguitata dai fantasmi del proprio passato, dal marito Denis, morto da anni ma ancora accanto a lei, dai ricordi di una sfolgorante e rivoluzionaria carriera politica, dai rimpianti legati alla propria mancata vita familiare.

Dalla Phyllida Lloyd di Mamma mia! era difficile aspettarsi un film del genere, ma a riprova del fatto che un esordio raramente riflette un’intera carriera, il duo Lloyd-Streep torna insieme per una biopic di notevole spessore sul primo capo di Stato donna del Regno Unito. The Iron Lady è un ritratto senza veli di Margaret Thatcher, che riporta fedelmente l’ascesa di una ragazza idealista alla politica e la sua ferrea volontà di mantenere, alla guida del partito conservatore come a quella della Gran Bretagna, una linea politica scevra da compromessi; una donna forte e rivoluzionaria nel suo cursus honorum in un mondo fino a lei destinato ai soli uomini, ma anche una donna fragile, sola, gravata dall’età e dalla malattia oggi, isolata dal proprio desiderio di apparire forte ieri. Come in J. Edgar di Eastwood, in The Iron Lady è l’aspetto umano quello più sottolineato e rappresentato, e la strepitosa Maryl Streep mette corpo ed anima al servizio di una sceneggiatura che vuole mostrare la persona dietro al personaggio. Come in J. Edgar, però, la narrazione rischia a più riprese di essere falsata dal punto di vista della regista, e la macchina da presa non si mantiene sempre obiettiva ed imparziale nel raccontare quella che a tutt’oggi è una delle politiche più controverse e discusse dell’Europa contemporanea. Probabilmente, Phyllida Lloyd ha voluto rappresentarsi, nel film, come la donna che, a inizio pellicola, confida ad una ormai anziana e malata Thatcher quanto sia stata di ispirazione per donne come lei: proprio nel suo guardare ad un modello si perde, la regista perde di obiettività, tende pericolosamente al giustificazionismo, mette su un piano direttamente consequenziale le difficili battaglie e le conquiste sudate di una donna politico contro un mondo maschilista e le sue scelte quantomeno opinabili per quanto riguarda la politica interna, il fronte riformista, la gestione del partito e del gabinetto governativo. La volontà di una narrazione coerente è comunque salda, e la storia procede spedita, appassionante, a tratti angosciante, accanto alla Storia, rivissuta per episodi, dalla candidatura della Thatcher al partito riformatore fino ai recenti attentati terroristici a Londra: il dramma personale si lega a doppio filo a quello mondiale e storico, passato e presente si intersecano nella illustrazione di vecchie problematiche fin troppo attuali e nella riflessione sul tempo, sulla vecchiaia, sulla solitudine del potere. Pur con qualche limite, pur nella sua incompletezza, The Iron Lady rimane un film a suo modo memorabile, che, sebbene non metta giustamente tutti d’accordo su una visione politica che è e rimane quella di uno dei liberismi più intransigenti della storia, è capace di interessare, appassionare, coinvolgere. Dal musical, davvero un bel passo in avanti.

TITOLO ORIGINALE: The Iron Lady

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