RETE 4, 15.15: Bernadette

BERNADETTE di Henry King. Con Jennifer Jones, Charles Bickford, William Eythe, Vincent Price. USA, 1943. Biografico.

Ispirato alla vita di S. Bernadette Soubirous, Bernadette ha vinto quattro Oscar e tre Golden Globe, ed ha ricevuto altre otto nominations, tutte agli Oscar. Lourdes, 1858: Bernadette Soubirous è una paesana quattordicenne, figlia di un ex mugnaio ora disoccupato, assillata da una persistente asma che le impedisce di studiare e che la mette così in cattiva luce con la sua insegnante, suor Vauzous, che la rimprovera continuamente per la sua scarsa cultura. Un pomeriggio, tentando di stare dietro ad alcuni suoi amici con i quali è uscita a far legna, Bernadette incontra una donna sconosciuta, bellissima, che sembra brillare di luce propria. Bernadette racconta alla sorella dell’apparizione, e la voce si spande in fretta per tutto il paese: con il proseguire degli incontri tra Bernadette e la donna che si è identificata come l’ “Immacolata Concezione”, anche la Chiesa romana rivolge il proprio interesse a Lourdes.

In pochi si aspettavano che dopo aver vinto un Oscar con il film di pirati Il Cigno Nero Henry King cambiasse così drasticamente tematica, affrontando, cosa praticamente nuova ad Hollywood, i misteri della fede e, soprattutto, una forma di essi così controversa come il culto popolare e le apparizioni mariane. Bernadette, invece, fu un successo unanime di critica e pubblico, premiato da tre Golden Globe (Miglior Film Drammatico, Miglior Regia, Migliore Attrice in un Film Drammatico alla Jones) ed una vera e propria pioggia di Oscar: quattro vinti (Miglior Attrice Protagonista alla Jones, Miglior Fotografia, Migliore Scenografia, Miglior Colonna Sonora) ed altri otto candidati (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore non Protagonista a Bickford, Miglior Attrice non Protagonista alla Cooper, Miglior Attrice non Protagonista alla Revere, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Montaggio e Miglior Sonoro). Il successo, a posteriori, è giustificato pienamente dall’equilibrio e la delicatezza con cui King si approccia al tema, presentando la storia di S. Bernadette con un candore ed un’onestà unici, mantenendosi il più possibile rispettoso ma obiettivo nel rappresentare l’irrappresentabile per definizione. Il film segue la falsariga del romanzo storico di Franz Werfel, permettendosi alcune rivisitazioni sia del testo che dei fatti: Antoine Nicolau, interpretato da William Eythe, è rappresentato innamorato della ragazza; Vincent Price interpreta un Vital Dutour più antireligioso che scettico, una sorta di avversario del culto popolare in toto piuttosto che un credente colto che credeva la ragazza un’allucinata, come in realtà; lo stesso Dutour viene idealmente fuso a Hyacinthe de La Fite, che nel romanzo è un libero pensatore sotto il cui pseudonimo si nasconderebbe addirittura Zola, completamente assente nel film. Jennifer Jones, di ben dieci anni più vecchia dell’originale Bernadette, è comunque credibile nel suo candore e nella sua ingenuità; curioso come il ruolo che le aprirà la strada di Hollywood sia in realtà antitetico al mondo delle stelle in quanto tale. Gli attori, secondari come coprotagonisti, si superano l’un l’altro in bravura, da uno splendido e commovente Charles Bickford (padre Peyramale) ad un sempre maestoso Vincent Price, che nel ruolo del ministero Dutour riprende il carattere e l’austerità dei suoi personaggi più consoni; la Jones è affiancata da comprimarie femminili sempre all’altezza, da Gladys Cooper, incarnante quasi lo stereotipo della severa ed arcigna suora insegnante nelle scuole cattoliche, cui spetta un’intimistica evoluzione, alla madre di Bernadette, Louise, una splendida e sofferente Anne Revere. Nessuno scetticismo e nessun bigottismo, King riesce a mantenersi in equilibrio fra il sentimento personale e la cronaca storica, rendendo Bernadette uno dei migliori film di argomento fideistico mai prodotti dal cinema americano.

TITOLO ORIGINALE: The Song of Bernadette

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