LA7D, 23.10: Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO di François Dupeyron. Con Omar Sharif, Pierre Boulanger, Gilbert Melki, Isabelle Renauld. Francia, 2003. Drammatico.

Tratto dall’omonimo romanzo di Éric-Emmanuel Schmitt, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano ha vinto cinque premi internazionali ed ha ricevuto altrettante nominations, una delle quali ai Golden Globe. Parigi, anni Sessanta: Moїse Schmidt, detto Momo, giovane ebreo di sedici anni, vive solo con un padre depresso ed emotivamente assente, e viene lasciato a se stesso. Alla ricerca di qualcuno che possa compensare le sue figure genitoriali assenti, Momo si avvicina prima alle prostitute del proprio quartiere, che comincia a frequentare con regolarità, poi a Monsieur Ibrahim Demirci, un anziano arabo padrone di un negozio di alimentari, che lo introduce all’islam ed alla cultura sufi. I due arrivano a stringere un profondo legame, che vedrà Ibrahim sostituire in tutto la figura del padre per Momo…

Presentato fuori concorso alla sessantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano è un film difficilmente classificabile. Il romanzo originale di Schmitt fa parte, assieme a Milarepa ed Oscar e la dama in rosa, del Ciclo dell’invisibile, una serie di romanzi brevi riflettenti ognuno una delle tre principali religioni monoteistiche; al contrario degli altri due, però, Monsieur Ibrahim era originariamente un’opera teatrale, nata su richiesta di un amico dello scrittore, Bruno Abraham Kremer, che voleva fosse raccontata la storia della sua infanzia assieme a suo nonno, e solo il suo carattere biografico ha infatti permesso a Schmitt di non essere citato per plagio da Romain Gary, il cui La vita davanti a sé risulta praticamente identico. Il film di Dupeyron, però, non può accampare le stesse giustificazioni del romanzo, e la sua mancanza di originalità nel racconto dell’incontro tra il vecchio sufi ed il giovane ebreo, la sua didascalicità di rappresentazione, il suo furbo astenersi dal parlare di qualsiasi cosa riguardi la fede dei protagonisti (il 2003 non era un anno in cui era possibile parlare di islam a cuor leggero), risultano solo frutto di una mente poco attenta e sensibile, distaccata perfino dalla storia narrata. Certo, l’interpretazione di Omar Sharif da sola varrebbe la visione della pellicola, ma non basta a giustificare un’operazione che non osa sbilanciarsi su alcun fronte, che pretende di mostrare un cammino religioso senza parlare di religione, un cammino educativo senza parlare di educazione, un incontro generazionale scevro da qualsiasi commento, una sorta di cronaca giornalistica con pretese intimistiche che si traducono in sola noia. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano è incapace di coinvolgere, incerto nel procedere, vigliacco nella rappresentazione: un’occasione sprecata, che in mano di altri avrebbe portato sullo schermo una storia probabilmente indimenticabile.

TITOLO ORIGINALE: Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran

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