AL CINEMA: The Woman in Black

THE WOMAN IN BLACK di James Watkins. Con Daniel Radcliffe, Ciarán Hinds, Liz White, Janet McTeer. GB, Canada, 2012. Horror.

Tratto dal romanzo La donna in nero di Susan Hill, The Woman in Black è il primo film recitato da Radcliffe dopo la saga di Harry Potter. Londra, primi del ‘900: ad Arthur Kipps, avvocato in lutto per la perdita della moglie, morta di parto anni prima, viene data un’ultima occasione per non perdere il proprio lavoro. Egli dovrà recarsi a Crythin Gifford, un paesino di campagna, dove la recentemente deceduta vedova Alice Drablow ha lasciato numerosi documenti legali da consultare. Pur riluttante a lasciare il figlio, Kipps accetta, ma si scontrerà subito con la ritrosia degli abitanti del paese, che sembrano non gradire la sua presenza. Dalla prima visita di Kipps alla “casa nella palude”, la vecchia magione dei Drablow, spaventose apparizioni e misteriosi suicidi infantili danno spiegazione all’ostilità dei paesani…

Dal bel romanzo gotico di Susan Hill era già stato tratto, nel 1989, un mediocre film televisivo, mai distribuito in Italia, che aveva però potuto avvalersi dell’esperta regia di Herbert Wise; la versione del 2012, sempre britannica, vede alla regia invece il semi-esordiente James Watkins, che ha all’attivo quattro film da sceneggiatore e solo uno da regista, l’horror Eden Lake, anch’esso, nonostante il successo di critica e pubblico, snobbato dalla distribuzione italiana. Complice la popolarità del protagonista Daniel Radcliffe, invece, The Woman in Black vede la luce anche nelle sale nostrane, con tanto di campagna pubblicitaria chiaramente incentrata su Radcliffe (l’unico motivo per cui il film non è stato vietato ai minori di 14 anni dalla distribuzione italiana è il fatto che si sarebbe tagliata fuori una fetta enorme del target di elezione, ovvero i fan della serie di Harry Potter: considerato come sono stati trattati altri film in merito a censura, è decisamente una vergogna). The Woman in Black, quarto film della rinata (non-morta?) Hammer, presenta chiaramente punti forti e punti deboli, pendendo fortunatamente verso i primi: quello di Watkins è un horror, finalmente, di atmosfere, che non punta tutto su effettacci da pseudo-slasher e predilige tensione ed angoscia con saltuari salti sulla sedia ad un macellamento continuo di carni e trama; per quanto pesantemente influenzato dalle ultime derive dell’horror spagnolo e dall’horror nipponico e coreano, The Woman in Black riesce a mantenere una propria natura propriamente “britannica” in una scelta di ambientazioni e risvolti narrativi che rimandano direttamente ai classici del gothic novel, con una visione malinconica e tragica dell’horror che, per quanto assediata da stereotipi di genere, ancora ha il suo fascino. La sceneggiatura di Jane Goldman varia notevolmente rispetto al materiale originale, ma riesce a renderlo più interessante, aggiornato ad un’epoca diversa dagli anni ’80 in cui è stato scritto, e migliorandone alcuni difetti strutturali; per quanto il finale lasci un retrogusto amaro per via di una positività a tutti i costi che tutto sommato stona con l’andamento generale del film, gli altri cambiamenti, specie per quanto riguarda la storia della Donna in Nero del titolo e di sua sorella, sono notevoli e giustificano più ampiamente le azioni del fantasma; peccato per alcuni passaggi narrativi ingiustificati ed ingiustificabili, che guastano la godibilità e la credibilità dell’intreccio. La pecca maggiore del film rimane però l’interpretazione statuaria di Daniel Radcliffe, che, non riuscendo a variare espressione mantenendo un’aura di tristezza e malinconia, opta per non usare alcun tipo di mimica facciale in assoluto, col solo risultato di presentare un personaggio piatto, una sorta di ritaglio vivente di una stampa ottocentesca, che varia più volte colore dell’incarnato che espressione. Già visto, ricalcante tutti i canoni del genere, vecchi e nuovi, con ben poco di nuovo ed originale da offrire, The Woman in Black è comunque uno spettacolo che funziona, un intrattenimento di qualità che cerca di riscoprire un horror diverso da quello imperante statunitense, pur concedendosi fin troppi compromessi con altri tipi di iconografia. Ad ogni modo, più che vedibile.

TITOLO ORIGINALE: The Woman in Black

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