PREMIUM ENERGY, 22.45: Femme Fatale

FEMME FATALE di Brian De Palma. Con Rebecca Romijn, Antonio Banderas, Peter Coyote, Rie Rasmussen. Francia, 2002. Thriller.

Presentato fuori concorso al 55° Festival di Cannes, Femme Fatale ha vinto un Seattle Film Critic Award ed ha ricevuto una nomination al premio per Miglior Film al Sitges-Catalonian International Film Festival. Cannes, 2001: durante il Festival del cinema, una ladra, Laure Ash, fingendosi una fotografa, riesce a sedurre una modella ed a sottrarle il “vestito”, un gioiello d’oro tempestato di diamanti. Quando i complici di Laure vengono fermati, la ragazza decide di abbandonarli, e trovata fortunosamente una sosia a Parigi, a cui si sostituisce al momento in cui questa, disperata per la morte di marito e figlio, si suicida. Cinque anni dopo, i vecchi complici di Laure continuano a cercarla, ed un paparazzo, Nicolas Bardo, rischia con le sue foto di distruggere la sua nuova identità…

Definire Femme Fatale il “nuovo thriller erotico” di Brian De Palma, come è stato fatto dalla distribuzione, è in realtà decisamente riduttivo. Certo, collegamenti con lavori precedenti del regista, Omicidio a luci rosse in primis, non mancano, ma anche con quelli, fermandosi alla superficie data dall’impianto thriller, si rischia di perdere un tesoro di riflessioni sull’immagine, sul cinema, sul corpo, sulla realtà che si nascondono ben al di sotto della struttura narrativa. Lo stesso vale per Femme Fatale, snobbato da molta critica e successo di pubblico principalmente per la strombazzata e strapubblicizzata scena saffica dell’incipit tra Rebecca Romijn e Rie Rasmussen. Il film di De Palma si apre al Festival di Cannes, in un riflesso pirandelliano della sua prima effettiva; l’ambientazione è ucronica, data 2001 ma vede la première di Est-Ouest di Régis Wargnier del 1999 (sia regista che attrice protagonsita, Sandrine Bonnaire, appaiono brevemente nel ruolo di se stessi); proprio sul tempo scivola la storia di Femme Fatale, sulla sua (ir)reversibilità, sul suo operare su corpi ed anime, in altre parole sul cambiamento. La macchina da presa è occhio di riguardo, cattura il tempo nella sua dimensione dinamica, lo srotola, lo rallenta, lo velocizza, lo manipola a proprio piacimento; come contraltare, la macchina fotografica, il cui obiettivo invece, se da una parte annienta il tempo fissando l’istante, dall’altra si preclude il suo possesso, non potendo catturare il suo scorrere. La splendida Rebecca Romijn, quindi, che diventa ricca con il cinema, nel cui “tempio” ha potuto trasformarsi e reinventarsi, viene invece messa in pericolo da una macchina fotografica, quella di un intenso Antonio Banderas, che non vede i cambiamenti cui è andata incontro, passa attraverso le sue trasformazioni, e la rivela per ciò che è (era). Fra corpi che si intrecciano come storie, rimandi all’onnipresente maestro Hitchcock ed altri meno scontati a Lynch, fra destino e libero arbitrio, fra istante e mutamento, Femme Fatale invita lo spettatore a capire com’è il mondo visto da dietro un obiettivo, come possa cambiare la realtà (o almeno la concezione comune di essa) a seconda della lente privilegiata per guardarlo. Certo, il film ha i suoi limiti, De Palma continua ad avere un’altissima opinione di sé e non manca di farlo sapere al pubblico con una presunzione immaginifica ed un virtuosismo il più delle volte fine a se stesso, ma il talento non manca, e la capacità di rapire l’attenzione con immagini più che con storie, di colpire i sensi prima della mente, non trova eguali.

TITOLO ORIGINALE: Femme Fatale

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2 Comments

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