IRIS, 01.25: Sette note in nero

Sette note in neroSETTE NOTE IN NERO di Lucio Fulci. Con Jennifer O’Neill, Gianni Garko, Gabriele Ferzetti, Marc Porel. Italia, 1977. Thriller.

Trentunesimo film di Lucio Fulci, Sette note in nero è anche il dodicesimo film con Jennifer O’Neill. Dover, 1959: una donna si suicida gettandosi da un dirupo e, contemporaneamente, a Firenze, sua figlia Virginia ha una visione della sua morte. Firenze, 1976: Virginia è ormai una donna adulta, ma le visioni non l’hanno mai abbandonata. Quando il marito Francesco parte per un viaggio d’affari, la donna decide di sistemare una vecchia casa di proprietà del marito, che i due coniugi hanno intenzione di ridecorare e riarredare. Sul posto, però, Virginia scopre, grazie alle sue visioni, un cadavere murato dietro una delle pareti. Quando la polizia identifica i resti come appartenenti ad Agneta Bignardi, ex fidanzata di Francesco, l’uomo viene arrestato per omicidio. Virginia è però convinta della sua innocenza, e con l’aiuto dell’esperto di psichismo Luca cercherà di trovare nelle proprie visioni un elemento scagionante.

Al suo quarto giallo, Lucio Fulci si riaccompagna a due vecchie conoscenze per la sceneggiatura, nomi noti agli ammiratori del lavoro del regista romano. Da una parte, Dardano Sacchetti, grande collaboratore dietro a Zombi 2Paura nella città dei morti viventi…e tu vivrai nel terrore! – L’aldilàQuella villa accanto al cimiteroLo squartatore di New York Manhattan Baby; dall’altra, invece, Roberto Gianviti, che aveva già scritto per Fulci Operazione San PietroUna lucertola con la pelle di donnaZanna BiancaIl ritorno di Zanna Bianca e Una sull’altra. Il trio, insieme, si lancia in un’operazione di rivoluzione di genere, impostando inizialmente la vicenda come il classico giallo all’italiana, a partire dal titolo con riferimenti numerici (un must insieme a quelli a tema animalesco), per poi divertirsi a sovvertirne le regole, sia visive che narrative. Rispetto ai suoi precedenti lavori, Fulci diminuisce notevolmente le concessioni fatte al gore, e limita a poche, brutali sequenze le usuali esplosioni di sangue scarlatto; l’attenzione si focalizza soprattutto sulle atmosfere, creando una tensione notevole da thriller (para)psicologico che deflagrano a tratti in sequenze adrenaliniche. Qui, come nella maggior parte dei suoi film, Fulci è essenzialmente un tecnico: primissimi piani sapientemente alternati a panoramiche di ampio respiro, carrelli ottici esasperati, notevole attenzione ai dettagli della scena (ancora più insistiti nelle visioni della medium protagonista) e un buon uso degli elementi cromatici rendono Sette note in nero una pellicola certamente interessante, sintesi delle trovate registiche appartenute ad un intero genere e ad un’intera epoca, almeno in Italia. La tecnica sola non basta, però, ed anche le trovate registiche più ardite rimangono al servizio di una storia sconclusionata, priva di veri e propri passaggi logici, un giallo senza capo né coda in cui la soluzione del mistero finale piove come dal nulla, in un susseguirsi improbabile ed arraffazzonato di colpi di scena improvvisati. Nascondere i buchi di sceneggiatura dietro la pretesa di far passare tutto per un delirio onirico in cui sarebbe metacinematograficamente coinvolto anche il pubblico sembra un espediente fin troppo facile e comodo, specie considerato il realismo che distingue invece Sette note in nero da altri thriller di Fulci, come …e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà, quelli sì decisamente più onirici. Rimangono un’inquietante musica da carillon di sole sette note (appunto), ed un finale che è un diretto omaggio a Il gatto nero di Edgar Allan Poe; di quello che, retrospettivamente, è considerato uno dei migliori film di Fulci, rimane poco e niente.

TITOLO ORIGINALE: Sette note in nero

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