AL CINEMA: Godzilla

Godzilla__GODZILLA di Gareth Edwards. Con Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Ken Watanabe, Bryan Cranston. USA, Giappone, 2014. Fantascienza.

Ideale sequel dell’omonimo film di Ishiro Honda, Godzilla è il secondo film di Gareth Edwards. 1999: alle Filippine, un crollo rivela una grotta preistorica nella quale è conservato un enorme fossile, e due crisalidi ancora vitali. Uno dei bozzoli si schiude, e la creatura che ne esce arriva fino in Giappone, alla centrale nucleare di Janjira, causando un disastro. Quindici anni dopo, Joe Brody, uno dei sopravvissuti che ha perso la moglie nell’incidente, è ossessionato dall’idea di svelare al mondo la verità su Janjira, penetrando in strutture governative e cercando file secretati. Dopo l’ennesimo arresto, il figlio Ford si reca in Giappone per pagare la cauzione, ma finisce con l’essere coinvolto nella folle crociata del padre. Quando la stessa crisalide di quindici anni prima, riformatasi a Janjira, sembra risvegliarsi, Brody dimostra di avere avuto ragione…per quanto la realtà superi anche la sua immaginazione.

La Toho, gli storici studi di produzione che avevano creato il mostro nel 1954, annunciò, dopo Godzilla – Final Wars nel 2004, uno iato di un decennio nella realizzazione di film sull’icona dei kaijū eiga; lo stesso anno, l’americana TriStar Pictures, che aveva realizzato nel 1998 l’orrido remake, perse i diritti di sfruttamento del franchise. I dieci anni di “riposo” per il sauro radioattivo di Ishiro Honda portarono all’elaborazione (e lo scarto) di numerosi progetti, fino a che la Legendary Pictures non ottenne dalla Toho i diritti del personaggio, per poterlo riportare sullo schermo in una sorta di reboot con “mezzi all’americana” e “spirito alla giapponese”, una fusione di due culture e di due modi di fare cinema che potesse dare nuova linfa vitale a Godzilla. A dirigere il nuovo film fu scelto un nome decisamente nuovo, il britannico Gareth Edwards che aveva esordito sul grande schermo nel 2010 col thriller fantascientifico Monsters; analogamente, alla sceneggiatura fu scritturato il semi-esordiente Max Borenstein, autore dello sconosciuto Swordswallower and Thin Men. Nonostante le nuove menti al lavoro e tutte le migliori intenzioni per realizzare un film che sia l’erede spirituale dell’originale, Godzilla rimane ben al di sotto delle aspettative, che pure erano alte, dimostrando come la lezione di Honda sia stata recepita solo in maniera superficiale e meccanica (fortunatamente, quella di Roland Emmerich è stata invece colta forte e chiaro, e il nuovo film ha poco o niente a che vedere col remake del 1998). Il nuovo Godzilla segue il pattern narrativo dei kaijū eiga classici, focalizzandosi sull’elemento umano più che sui mostri, e tentando un equilibrio (poco riuscito) tra dramma familiare-intimista e film catastrofico. Da un punto di vista grafico, sono visibili nel film i debiti e gli omaggi nei confronti del cinema di Honda: il mostro è ricostruito in CGI seguendo le linee dell’originale pupazzone di gomma, rendendolo maestoso e minaccioso con effetti speciali notevoli (perfino lo storico “ruggito” riesce a non risultare ridicolo), e i kaijū “cattivi”, i M.U.T.O. (Massive Unidentified Terrestrial Organism), presentano similitudini con alcuni storici avversari di Godzilla, in particolare Rodan e Kamacuras. Tematicamente, però, Godzilla si sposta in ambito quasi totalmente americano, risultando in una baracconata noiosa e rumorosa in stile Michael Bay: la distruzione totale cui si assiste risparmia inevitabilmente il sacro nucleo familiare borghese, indistruttibile anche nell’eventualità di crolli di grattacielo, e l’invulnerabilità di bambini e cani (!), costantemente gli unici sopravvissuti fra le più desolanti macerie, mette a dura prova la pazienza e del pubblico e la credibilità della pellicola; il ruolo di Godzilla è inspiegato e inspiegabile, “predatore alfa” che però non consuma le proprie prede, distruttore di mezza San Francisco e di buona parte delle Hawaii poi curiosamente battezzato dai media “Il Re dei Mostri, salvatore della città”. Edwards tenta di rievocare con i suoi mostri incubi più reali e contemporanei: l’incipit richiama la tragedia di Fukushima, mentre l’arrivo di Godzilla alle Hawaii riporta alla mente lo tsunami dell’Oceano Indiano del 2004; gli episodi, però, rimangono puramente meccanici, una lezione di tecnica cinematografica mandata a memoria ma non interiorizzata, rispondente più a un topos del genere che a una necessità di “esorcismo” reale. Anche sul piano del puro spettacolo, Godzilla lascia a desiderare, e i titani di più di cento metri di altezza finiscono per essere quasi comparse nel film: ogni volta che i mostri appaiono (specie durante gli scontri), l’attenzione dello spettatore viene sviata su altro tramite convenienti soggettive che tagliano i kaijū fuori dal campo visivo, espedienti che normalmente farebbero pensare a qualche problema di budget. Si salva la colonna sonora di Alexandre Desplat, appropriata anche se non originale, ed un uso interessante del sonoro; per il resto, Godzilla rimane una delusione quasi totale, una riconferma di come è bene che l’Occidente lasci in pace la creatura di Honda.

TITOLO ORIGINALE: Godzilla

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