MEDIASET PREMIUM CINEMA, 21.15: La notte del giudizio

La notte del giudizioLA NOTTE DEL GIUDIZIO di James DeMonaco. Con Ethan Hawke, Lena Headey, Adelaide Kane, Max Burkholder. USA, 2013. Thriller.

Secondo film di James DeMonaco, La notte del giudizio ha vinto un Fright Meter Award, ed ha ricevuto altre sei nomination a vari premi internazionali. USA, 2022: il governo degli Stati Uniti, riformato dai Nuovi Padri Fondatori, è riuscito ad abbassare drasticamente i tassi di criminalità, disoccupazione ed ogni altro male sociale istituendo la Purificazione, una notte nella quale ogni delitto diviene legale, omicidio incluso. Il ricco imprenditore James Sandin, specializzato in tecnologie di difesa domestica, si trova alla vigilia di una nuova Purificazione con la moglie Mary ed i figli Zoey e Charlie. Quest’ultimo, però, è contrario al nuovo rituale catartico americano, e quando uno sconosciuto ferito e sanguinante arriva a chiedere soccorso, Charlie gli permette di entrare e di nascondersi. I ragazzi che inseguivano l’uomo, però, sono tutt’altro che rassegnati ad aver perso la propria preda, e daranno il via ad un sanguinoso assedio.

Accanto al genere letterario dell’utopia, quasi da subito ne è fiorito uno del tutto speculare, la distopia, che immaginava un futuro tutt’altro che roseo e perfetto per l’umanità (o per una nazione in particolare). Al cinema, il secondo ha avuto molta più fortuna del primo, e fra horror, fantapolitica e fantascienza il primato del futuro più oscuro se lo sono sempre conteso in tanti. Lo sa bene James DeMonaco, semi-esordiente con all’attivo solo un crime drama minore come Staten Island, che scrive e dirige il suo La notte del giudizio con un occhio di riguardo a quello che è indubbiamente uno dei più grandi maestri della distopia fantasociale e fantapolitica, lo Stanely Kubrick di Arancia meccanica, dal quale mutua anche una buona dose di estetica reinventandone i Drughi in versione dark ma non meno inquietante. L’idea alla base, se non proprio originalissima, è comunque ottima: gli States sono diventati una nazione illuminata e pacifica attraverso l’istituzione della Purificazione (“Purge” in originale, una parola che richiama alla mente “purghe” ed “epurazioni” storicamente ben più disturbanti di qualche pratica ascetica), una notte in cui ogni delitto è permesso, una catarsi collettiva nella quale concentrare la propria aggressività ed i propri istinti più bassi. Chiaramente, la giustificazione morale/psicologica della catarsi ne nasconde uno ben più concreto: con i ricchi in grado di costruirsi veri e propri castelli imprendibili ed inattaccabili, sono le classi più povere a diventare vittima sacrificale ogni anno, con una mirata e misurata eliminazione degli “ultimi” del sistema capitalistico, un’esecuzione sommaria di senzatetto, disoccupati ed improduttivi vari che peserebbero sul sistema economico-finanziario. DeMonaco pone l’accento soprattutto sulla differenza di classe, concedendosi alcune punte spietatamente satiriche nei confronti del perbenismo borghese, dell’ipocrisia di facciata del “buon vicinato”, regalando un colpo di scena prevedibile quanto si vuole, ma comunque efficace nel puntare il dito contro il gioco di maschere sociali stile Desperate Housewives dal quale non sono esenti anche i “buoni ed amati” protagonisti. La famiglia Sandin si muove su binari già scritti, col padre eticamente responsabile Ethan Hawke, la moglie-madre amorevole ma autorevole Lena Headey, la figlia ribelle Adelaide Kane, il figlio idealista ed integerrimo Max Burkholder: un ritratto da foto familiare, in cui ognuno ha una precisa posizione ed una precisa espressione da presentare, una serie di maschere e luoghi comuni che non può che implodere davanti agli unici due volti fuori dal coro, quello sofferente e sanguinante del perseguitato Edwin Hodge, e quello nascosto da una maschera sempre sorridente e da modi impeccabilmente cortesi dell’agghiacciante Rhys Wakefield, incarnazione di una morte spietata ma dalle buone maniere e dal linguaggio forbito. DeMonaco muove i propri personaggi all’interno di un thriller dalla tensione crescente, che procede inarrestabile dall’assedio alla home invasion usando il linguaggio più dell’horror che del thriller, richiamando alla memoria, oltre al già citato Arancia meccanica, anche il carpenteriano Fuga da New York e gli incubi del primissimo Cronenbergh. Purtroppo, una buona idea non è sufficiente a rendere buono anche un film, e DeMonaco si perde al momento di tirare le fila della vicenda. Se per l’intera trama il regista/sceneggiatore fa bene attenzione a non ricadere nelle trappole del buonismo e della facile morale, in conclusione perde ogni buon proposito, e si riduce quasi a parodia di se stesso: l’intoccabile famiglia borghese rimane intoccabile, con l’unica eccezione del responsabile morale dell’accaduto che viene punito per non aver protetto adeguatamente il nucleo familiare (e quindi non aver svolto il proprio ruolo etico-sociale); il povero proletario di colore si trova immancabilmente a salvare i ricchi bianchi e generosi, riconfermando stereotipi à la zio Tom e vanificando qualsiasi riflessione seria su una questione razziale mai sopita negli States; ridondante anche la voce fuori campo durante i titoli di coda, che esplicita messaggi e morali finali (“Non sono più fiero di essere americano!”) che non avrebbero avuto bisogno di altro che delle immagini già passate in sovrimpressione. Peccato, perché per buoni tre quarti di film, La notte del giudizio fa sperare in uno spirito davvero indipendente ed in una consapevolezza sociopolitica più approfondita della norma; da ultimo, invece, viene tutto gettato alle ortiche in nome del mantenimento di uno status quo narrativo a tratti semplicemente imbarazzante.

TITOLO ORIGINALE: The Purge

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