AL CINEMA: Guardiani della Galassia

Guardiani della GalassiaGUARDIANI DELLA GALASSIA di James Gunn. Con Chris Pratt, Zoë Saldaña, Dave Bautista, Bradley Cooper. USA, 2014. Fantascienza.

Tratto dall’omonima serie a fumetti della Marvel, Guardiani della Galassia ha ricevuto una nomination agli Young Hollywood Award. Da bambino Peter Quill viene rapito dall’alieno Yondu e dalla sua banda di Ravagers subito dopo aver assistito alla morte della madre. Cresciuto con i pirati spaziali, Peter Quill si fa un nome (più o meno…) nei panni del fuorilegge Star-Lord. Con una taglia sulla testa, Star-Lord viene catturato e portato nelle prigioni xandariane Kyln: qui, il ladro sbruffone incrocia la propria strada con i cacciatori di taglie Rocket e Groot, con l’assassina Gamora e con il brutale guerriero Drax. Inizialmente avversari, i cinque si alleeranno per evadere, e successivamente per impedire al sadico Ronan l’Accusatore di annientare il pianeta Xandar ed ogni forma di vita sulla sua superficie in un folle sogno di vendetta genocida. Sempre che gli “eroi” non si facciano prima a pezzi da soli, ovviamente.

Quasi a conclusione della “Fase 2” del proprio progetto cinematografico (e non solo), i Marvel Studios si addentrano al di fuori dei sequel di personaggi già collaudati per introdurre nuovi eroi, semi-sconosciuti a chiunque non legga i fumetti: i Guardiani della Galassia, nella nuova versione di Dan Abnett e Andy Lanning lanciata nel 2008. A dirigere il film, il James Gunn di Slither, scelta decisamente curiosa considerato il target e l’usuale stile Marvel, ma a posteriori azzeccata, specie per via dell’abbondante dose di ironia che il regista porta con sé in (quasi) ogni suo progetto. Il cast unisce un volto relativamente nuovo al grande pubblico come il protagonista Chris Pratt, sbruffone e scanzonato eroe modellato sulla personalità dell’Iron Man di Robert Downey Jr., ad altri decisamente più noti, a partire dalla bella Zoë Saldaña, qui nei verdi panni dell’assassina Gamora; seguono Dave Bautista, alle prese con un Drax ridotto a bruto senza troppo cervello, ed i soli doppiatori Bradley Cooper e Vin Diesel, che portano sullo schermo i due personaggi più rischiosi e più riusciti, il procione Rocket e l’albero Groot, aggiunte che rischiavano di essere disneyane e che catturano invece il pubblico con un spessore che il più delle volte manca alle controparti “umane”. Assolutamente deludente invece il villain, un Ronan che nelle mani di Lee Pace perde tutta la complessità e lo spessore della controparte a fumetti e si riduce a “mostro” bidimensionale senza un minimo di carattere o di presenzialità, che col suo fanatismo politico e religioso dovrebbe incarnare le angosce ispirate dalle derive di certo terrorismo di matrice islamica, ma che si riduce da ultimo ad essere semplice macchietta più che dimenticabile. Va un po’ meglio con i personaggi secondari, fra cui figurano star come Benicio Del Toro (il mellifluo Collezionista, già intravisto in Thor: The Dark World), Glenn Close (la Nova Prime Rael, piuttosto ininfluente capo di polizia spaziale) e Josh Brolin (il maestoso Thanos, che ruba la scena a Pace pur apparendo in una singola, breve sequenza). Gunn si diverte a frullare personaggi e situazioni improbabili, crea un monumento alla pop culture ed inanella omaggi musicali e visivi ai classici degli anni ’80 e ’90, fra una colonna sonora che mette insieme David Bowie e i The Runaways, Kevin Bacon assunto ad emblema dell’eroe in quanto tale e battute riprese da film e telefilm appartenenti all’immaginario della generazione dei nati nei primi anni Ottanta. Guardiani della Galassia si presenta come una versione fumettistica di Star Wars, da cui non può fare a meno di riprendere suggestioni ed influenze specie nelle battaglie fra astronavi, ma anche in alcune ambientazioni (la stazione Knowhere, modellata su Mos Eisley) e sequenze (lo scontro fra Gamora e la cibernetica rivale Nebula di Karen Gillan rimanda direttamente a quello fra Obi-Wan Kenobi e Darth Vader). Rispetto ad altri film della Marvel, abbondano trovate ben poco originali da blockbuster hollywoodiano, dalla solita morale “l’unione fa la forza” fino al passato traumatico del protagonista, passando per famiglie surrogate, derive eroiche non proprio spiegate e personaggi borderline che si rifanno alla mitologia western (lo Yondu di Michael Rooker, altro personaggio rivoluzionato rispetto ai fumetti, ma decisamente più efficace di Ronan). Gunn preferisce la formula del blockbuster puro, ed abbandonate le velleità politiche del secondo Captain America, si lancia in un’avventura appassionante e coloratissima che è la quintessenza del popcorn movie, un baraccone divertente ma senza impegno che sa posizionare momenti altamente emotivi al punto giusto, infarcendo una storia piuttosto striminzita con tonnellate di effetti speciali e makeup che stordiscono con una perizia tecnica comunque notevole. Non certo il miglior Marvel, Guardiani della Galassia riesce comunque ad introdurre abbastanza bene una nuova dimensione dell’espansione del franchise dei fortunati studios, anche se preferisce farlo per la via più facile, quella del giocattolone divertente e senza pretese che richiama il pubblico con scene d’azione e gag umoristiche. Probabilmente uno spreco di buon materiale, ma comunque diverse spanne sopra Iron Man 3.

TITOLO ORIGINALE: Guardians of the Galaxy

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2 Comments

  1. Dei giudizi che ho letto in giro il tuo mi sembra sia uno dei più oggettivi. Non ho ancora visto il film, ma che sia un “capolavoro” o il “migliore film Marvel” mi sembrava in effetti un po’ strano….!
    D’altro canto, io non stravedo per i personaggi cosmici, per cui lo guarderò giusto per pura curiosità….! 😉

    1. Sì, ho letto anch’io commenti fin troppo entusiasti…che dire, di sicuro è divertente, ma la distanza con “The Winter Soldier” o anche “The Avengers” è abissale. Comunque penso ti possa piacere, fammi sapere! 😉

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