PREMIUM CINEMA, 06.20: La matriarca

La matriarcaLA MATRIARCA di Guillaume Pierret. Con Catherine Badet-Corniou, Adrien Bienvenu, Fabrice Delorme, Rémi Leautier. Francia, 2012. Azione.

Film d’esordio di Guillaume Pierret, La matriarca ha vinto un Best Super Short Film Award ed una Menzione Speciale all’Huesca Film Festival, ed ha ricevuto altre quattordici nomination. In prigione, una donna affronta il figlio durante un colloquio, rimproverandogli la rapina cui ha preso parte e decidendo sul da farsi. Il ragazzo, infatti, si è unito ad un piccolo gruppo di criminali ed ha tentato un colpo in banca, risultato però in un bagno di sangue. In un modo o nell’altro, sembra che toccherà alla madre mettere a posto le cose…

Spesso basta un’unica idea (ed i mezzi per realizzarla) per mettere su un film, e se il film in questione è un cortometraggio la cosa diventa decisamente più semplice. Il francese Guillaume Pierret, assieme all’amico (anche lui regista e sceneggiatore in erba) Yvan Georges-Dit-Soudril, scrive una storia a metà fra il noir ed il western metropolitano, raccoglie un pugno di attori (dieci in tutto, comparse comprese) e porta in scena il suo La matriarca, ottenendo peraltro un discreto successo. Il film si articola in un’unica sequenza, un dialogo nel parlatorio di un carcere, sulla quale si innestano i vari flashback che portano subito lo spettatore nell’action più puro, fra sparatorie, inseguimenti e pestaggi; lo stile è principalmente bessoniano, con qualche punta di Tarantino che non manca di conquistare gli appassionati. La parte più efficace è indubbiamente la principale, grazie unicamente alla splendida, forte ed intensa interpretazione di Catherine Badet-Corniou, donna e madre alle prese con un figlio non ancora uomo ed avviatosi su una strada decisamente pericolosa, dalla quale però lei non può salvarlo; il confronto fra la donna ed il coprotagonista Adrien Bienvenu acquista senso man mano che si svelano i flashback (salvo una contraddizione logica nei dialoghi sfuggita alla penna dei due sceneggiatori), fino ad un twist finale effettivamente spiazzante. Proprio le sequenze della rapina, e del successivo rientro a casa, annientano l’atmosfera noir con l’action più becero ed esagerato, sacrificando ad una spettacolarità surreale e fracassona quello che poteva essere invece un’interessante analisi psicologica. Si esagera senza motivo sul versante grafico, da uno dei rapinatori letteralmente segato a metà da un colpo di fucile a pompa (a distanza…) fino alla brutale e crudele scazzottata in cucina, con articolazioni lussate ed ossa rotte a volontà; la gratuità della violenza le toglie significato, e non c’è niente ne La matriarca che su questo versante colpisca altro che non lo stomaco, al contrario della violenza psicologica che invece è il perno della relazione madre-figlio dei protagonisti, quella sì agghiacciante, messa purtroppo da parte da una confezione ridondante ed inutile. Purtroppo, le intenzioni superano ampiamente la resa, e ne La matriarca manca molto più di quanto ci sia.

TITOLO ORIGINALE: Matriarche

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