RAIMOVIE, 06.40: C’era una volta un piccolo naviglio

Il piccolo naviglioC’ERA UNA VOLTA UN PICCOLO NAVIGLIO di Gordon Douglas. Con Stan Laurel, Oliver Hardy, Richard Cramer, James Finlayson. USA, 1940. Commedia.

Ultima collaborazione di Laurel & Hardy con Hal Roach, C’era una volta un piccolo naviglio è anche l’ultima del duo comico con James Finlayson. Stanlio e Ollio sono stati assunti come collaudatori in una fabbrica di trombe, ma presto Ollio sviluppa una grave forma di “cornofobia”: il suono di trombe, corni e tromboni scatena in lui una incontrollabile aggressività. Il medico prescrive ad Ollio aria salmastra e latte di capra, ma sarà proprio la capra che il paziente e Stanlio si portano dietro a mangiare la corda che legava al molo il piccolo naviglio su cui i due si erano sistemati, mandandoli alla deriva. In più, un pericoloso evaso si era nascosto proprio sulla barchetta dei due amici…

La lunga collaborazione fra il duo comico Stan Laurel & Oliver Hardy (Stanlio & Ollio in Italia) con il produttore Hal Roach arriva a conclusione con uno dei loro film più celebri, che segna l’addio della coppia non solo a Roach, ma anche ad una serie di caratteristi che lavoravano per il suo studio e che erano diventati praticamente onnipresenti in ogni cortometraggio o lungometraggio della coppia (per primo “l’antagonista” Jimmy Finlayson, ma anche Charlie Hall e Ben Turpin). Prima di passare a Sol Wurtzel ed alla Fox, Laurel & Hardy portano sullo schermo un’altra sgangherata avventura scritta da Felix Adler, Harry Langdon, Gil Pratt e Charles Rogers: C’era una volta un piccolo naviglio (talvolta abbreviato in Il piccolo naviglio), una storia improbabile ed esagerata che sfrutta al meglio la fisicità, la mimica e la parlantina dei due comici. Il titolo originale, Saps at Sea (letteralmente “Fessi in mare”), è una divertente parodia di Souls at Sea di Henry Hathaway, film d’avventura arrivato in Italia come Anime sul mare: oltre al titolo, però, non c’è alcun punto di contatto fra le due pellicole, e la nave di schiavi viene rimpiazzata da un guscio di noce alla deriva, mentre l’eroico primo ufficiale di Gary Cooper lascia il posto ai due scalcinati non-marinai di Laurel e Hardy. Come da stile, il film si divide in due parti ben distinte, che sfruttano due set differenti (e permettono più che altro un discreto risparmio alla produzione): la prima vede i due fantasiosi ed infaticabili lavoratori alle prese con una fabbriche di trombe e corni, una sorta di ripresa di Tempi moderni di Charlie Chaplin virato in chiave ancora più surreale, in cui la satira sociale e politica perde d’importanza di fronte ad una comicità il cui obiettivo principale è l’intrattenimento fine a se stesso. Fra la fantomatica “cornofobia” (potenzialmente aggravata in “cornomania”), lavori idraulici assolutamente improbabili, una visita medica assurda e gli immancabili voli di Hardy da qualunque finestra disponibile fanno di questa prima parte la più veloce, indiavolata e, tutto sommato, la più divertente, per quanto il film sia noto innanzitutto per la seconda. È infatti al momento in cui i due imbranati protagonisti salpano (involontariamente) per il mare che C’era una volta un piccolo naviglio assume un’identità propria in confronto a tutti i precedenti lavori della coppia, sempre giocando sulla neonata “fobia” di Ollio per i corni, ma valorizzando l’ambientazione ed il villain di Richard Cramer, più simile ad un bullo da scuola che non ad un pericoloso criminale. Ancora una volta aleggia l’ombra di Chaplin, e l’immangiabile colazione preparata dai protagonisti all’evaso ricorda da vicino la scarpa che il povero Charlot si cucina in La febbre dell’oro. Il tutto si risolve con una serie di siparietti più o meno credibili ma comunque efficaci, e con una scazzottata al ritmo di trombone che rimane iconica, in un umorismo che non perde mai la propria verve e, pur con alcune ingenuità, mantiene la propria freschezza e la propria efficacia anche a distanza di settant’anni.

TITOLO ORIGINALE: Saps at Sea

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