COMEDY CENTRAL, 21.00: Crocodile Dundee 3

Crocodile Dundee IIICROCODILE DUNDEE 3 di Simon Wincer. Con Paul Hogan, Serge Cockburn, Linda Kozlowski, Jere Burns. USA, Australia, 2001. Commedia.

Sequel di Mr. Crocodile Dundee II di John Cornell, Crocodile Dundee 3 ha ricevuto una nomination agli Young Artists Award ed una ai Razzie (Peggior Remake o Sequel). Mick “Crocodile” Dundee vive nella sua amata Australia con la compagna Sue Charlton e il figlio Mikey: con la caccia ai coccodrilli diventata illegale, Mick si guadagna da vivere mettendo su spettacoli per turisti. Sue, però, viene richiamata in California dal padre, con l’offerta di dirigere uno dei giornali gestiti dai Charlton: per consentire alla donna di fare carriera, tutta la famiglia Dundee si trasferisce a Los Angeles. Qui diventa subito chiaro che c’è qualcosa di losco dietro la morte del precedente direttore del giornale, e “Crocodile” Dundee si mette ad indagare su un locale produttore cinematografico…

Tredici anni dopo Mr. Crocodile Dundee II, Paul Hogan tenta di riportare il personaggio cui deve fama internazionale al cinema grazie alla solita Paramount ed alla Silver Lion Films. Alle prese con un attempato Mick “Crocodile” Dundee, Hogan punta sull’elemento familiare, ed introduce il nuovo personaggio di Michael “Mikey” Dundee, un survivalist australiano in erba interpretato dall’esordiente Serge Cockburn, che replica a scuola le stesse dinamiche che avevano visto impegnato il padre nelle prime due pellicole. Torna dai film precedenti a completare il quadro familiare Linda Kozlowski, l’amata Sue Charlton, che qui riscopre un ruolo di donna in carriera dopo anni passati a fare moglie e madre agli antipodi. Dagli anni Ottanta il mondo è cambiato anche nell’Outback australiano, e Dundee si reinventa combattente di coccodrilli per la gioia del pubblico pagante, ma ovviamente le sue doti gli saranno utili nell’ennesima giungla urbana, stavolta l’assolata Los Angeles, che offre spunti per unire all’assurdità della metropoli quelle ancor più eccentriche del mondo del cinema. Il meccanismo e la storia sono sempre gli stessi: il “buon selvaggio” Dundee viene trapiantato dalla terra natia negli Stati Uniti, va incontro ad una serie di fraintendimenti ed equivoci che prendono bonariamente in giro le ossessioni e le manie degli Aussie come degli americani, e finisce col rimanere immancabilmente coinvolto nell’ennesimo piano criminale, stavolta sventato grazie ad un’enciclopedica conoscenza accumulata guardando telefilm. Anche dopo una pausa di oltre un decennio, però, la formula è esausta e ripetitiva, e l’avventuriero australiano pare aver perso ogni fascino e soprattutto ogni originalità: impegnato nelle solite gag, il nostro fallisce anche nel riproporre il ruspante umorismo dei precedenti episodi, e la presenza del piccolo Mikey non fa che aggiungere uno strano retrogusto simil-disneyano che non aiuta di certo. Fra i vari, ripetitivi siparietti del film, rimane impresso nella memoria giusto l’autoironico incontro con Mike Tyson, con il trio “Mick, Mike & Mikey” che si lancia in una serie di simpatiche allusioni alla carriera del boxer; il resto si confonde facilmente con i precedenti due film, in una disperata ricerca di un modello che ha già fatto il suo tempo. Meglio sorvolare sul versante “giallo”, che fra trafficanti, produzioni cinematografiche fallimentari, Disneyland russe (!) e veterani delle guerre jugoslave finisce presto con l’essere solo l’ennesimo pretesto per il solito accostamento fauna animale-fauna umana, un giochino che stanca presto e che vede le stesse identiche dinamiche (Dundee indaga, i cattivi rapiscono Sue, Dundee sgomina i cattivi e salva la bella) ripetersi per la terza volta. Crocodile Dundee 3 ha perso spirito e ritmo, presenta un format quasi televisivo e si ammanta di una noia malinconica e nostalgica che certo non giova alla verve che si vorrebbe proporre: nel tentativo di recuperare un’icona degli anni Ottanta, Hogan e compagni finiscono col seppellirla definitivamente.

TITOLO ORIGINALE: Crocodile Dundee in Los Angeles

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